in Vivere altrove

Un milione di docce pubbliche all’anno

Le “douches des Pyrénées” sono uno dei 17 bagni pubblici di Parigi. Nati per lo più tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, quando in pochi godevano del privilegio di un bagno privato, sono diventati gratuiti il 1 marzo del 2000. Da allora la loro frequentazione è letteralmente esplosa. Lo scorso anno è stato battuto il record di un milione di docce. Una doccia: venti minuti di acqua calda. E dietro ogni minuto, tante piccole storie, diverse e intime a comporre il mosaico di un’umanità precaria, discreta, forse un po’ sbilenca, ma mai miserabile.

Hayley è una ragazza alla pari inglese, a Parigi per migliorare il suo francese. Vive in un sottotetto senza cucina né bagno. All’inizio si lavava in piscina, poi ha scoperto i bagni pubblici, che trova più igienici. “Le persone vengono qui per restare pulite”. Fatima ha 66 anni. Vive da sola in 12 metri quadri e sono quindici anni che frequenta i bagni. “Conosco tutti. È come stare in famiglia”. Ahmid è a Parigi da due anni. Inizialmente chitarrista, quando è diventato troppo difficile sbarcare il lunario ha trovato un posto da meccanico. “In fondo è arte anche questa”. Marcel ha a lungo vissuto di piccoli lavoretti. I suoi 480 euro di pensione al mese pagano a stento l’affitto. Risparmia sul costo dell’acqua calda recandosi ai bagni di quartiere. “È umiliante chiedere aiuto ai familiari”. Per Charly, cantante melodico, la doccia è solo una soluzione temporanea, nell’attesa che l’idraulico finisca i lavori in casa. Patricia si è trasferita a Parigi dal Sud della Francia per restare vicina a sua figlia. Lavora come segretaria di Direzione, ma abita in una camera senza acqua calda. Ha scoperto i bagni della rue de Rome la notte in cui è arrivata in città, quando aveva bisogno di rinfrescarsi, in vista di un colloquio di lavoro la mattina seguente.

Davanti ad uno specchio, alle prese con spazzole, taglia baffi o asciugacapelli, i ritratti pieni di dignità di queste e altre vite sono diventati una mostra di Florence Levillain, dell’agenzia Signatures. Perché l’altrove, ecco, talvolta è proprio sotto i nostri occhi.

Pubblicato su la Stampa l’8/6/2018