in Vivere altrove

Quando i migranti eravamo tutti e la baguette non esisteva

Succede che in televisione, Oltralpe, abbiano da poco dedicato due prime serate al racconto di chi ha fatto la Francia. “Histoires d’une nation” è un documentario realizzato da Davisse et Aderhold che guarda all’Hexagone ricostruendone le sorti a partire da chi ha varcato la frontiera per inventarsi una nuova vita: gli immigrati.

Quando accendo, la voce fuori campo sta recitando: “nel 1889 un milione di italiani vivevano in Francia”. Il 1889 è l’anno in cui si costruisce la Tour Eiffel, in cui si istituisce la festa nazionale del 14 luglio, l’anno dello ius soli (proprio quello). I figli degli italiani avranno il diritto di acquisire la cittadinanza al compimento dei 18 anni. “Nel 1889 si pongono le fondamenta della République”. È un francese di origine valdostana il primo a vincere il Tour de France e sono di origine italiana gli operai che, mentre costruiscono la metro a Parigi, si inventano la baguette, un pane dalla forma allungata da tagliare in due per metterci dentro il formaggio.

Eppure, nei successivi 150 anni, l’idea di nazione evolve e la geometria della cittadinanza si fa “variabile”. A seconda dell’epoca, la nazione accoglie, respinge, confina o assimila. Contadini Italiani, minatori Belgi e Polacchi, operai Algerini, Portoghesi, Russi, Cambogiani, Cinesi, vengono arruolati per compiere i lavori che i Francesi non vogliono più fare o per combattere. Ci sono anni in cui se si sposa un immigrato si perde la nazionalità, anni in cui chi scappa dallo sterminio, come gli Armeni, viene accolto e protetto, anni in cui gli stranieri sono internati, come accade a migliaia di Spagnoli in fuga dal regime franchista. Sotto Pétain, essere Francesi diventa qualcosa che si deve “meritare”: un milione di persone già naturalizzate sono passate al vaglio, oltre 15000 sono espulse.

Ripercorrere la storia di una nazione a partire dai flussi migratori che hanno contribuito a renderla tale, e osservarne i delicati equilibrismi e le aritmiche palpitazioni non è mai stato così illuminante.

Pubblicato su La Stampa il 19/10/2018