in Vivere altrove

Ciascuno di noi è in primo luogo ciò che fa

Grace lavora per la Croce Rossa Ugandese. È stato a capo delle operazioni umanitarie nel Nord del Paese, al confine con il Sud Sudan, dove nell’ultimo anno il numero di rifugiati in fuga dalla guerra civile ha raggiunto picchi di quasi settemila persone al mese. Di recente era in prima linea sul confine Orientale, per preparare il personale sanitario nell’eventualità che l’epidemia di ebola, ad oggi concentrata nel vicino Kivu congolese, riesca a varcare una frontiera estremamente porosa e quasi impossibile da sigillare.

Incontro Grace sulle sponde del Lago Albert, nel distretto di Nebbi, epicentro della maggior parte dei casi di colera registrati degli ultimi anni. La Croce Rossa dirige una campagna che ha per obiettivo il miglioramento delle condizioni igieniche, la creazione di installazioni sanitarie e l’estensione della rete di acqua potabile. Molto del lavoro di sensibilizzazione è svolto da volontari che visitano le case, una ad una, organizzano riunioni pubbliche e giornate di raccolta rifiuti, incontrano gli studenti nelle scuole insegnando loro cose come l’importanza di lavarsi le mani con il sapone, tagliarsi le unghie, coprire i cibi, stendere i panni, costruirsi una toilette, raccogliere la spazzatura. 

Quando parla con i volontari, Grace è al tempo stesso fermo e gentile. Li incoraggia, li guida, li ascolta, conscio che la posta in gioco è alta. Quando Alfred, un giovane dai tratti spigolosi, un po’ imbarazzato si lamenta del fatto che non ha ancora ricevuto la maglietta rossa della Croce Rossa, Grace fa una pausa e poi dice: “Capisco che la maglietta sia importante. Lo è per tutti voi. Vi rende identificabili agli occhi delle persone con cui parlate, vi dà status ed appartenenza. Però – aggiunge – non dimenticate che siete prima di tutto ciò che fate. Ciascuno di noi è in primo luogo ciò che fa e il modo in cui lo fa”. Ecco, tutto mi aspettavo da questo angolo impolverato del mondo, salvo un richiamo alla responsabilità personale come non ne sentivo da tempo. Ebbene, mi sbagliavo di grosso.

Pubblicato su La Stampa il 30/11/2018.