in A scuola con Oliver

Chi è il maleducato?

Sabato, ore 9 e 40. Siamo in ritardo per la prima lezione. Arrivamo al centro di addestramento affannatissimi. Davvero è come se fosse il nostro primo giorno di scuola. Ci presentiamo e l’istruttore domanda severo perché siamo lì, il motivo, i problemi, le aspettative. Non sarebbe male imparare un po’ di condotta, gli spiego, mentre Oliver, al paletto, si sta strangolando da solo. Ab-biamo sempre invidiato, per esempio, quei cani che se gli dici «seduto!» si accucciano diligentemente anche se sono davanti al macellaio, oppure che mentre passeggiate si fermano al limite del marciapiede ad aspettarvi e danno un colpetto di tosse se per caso non vi siete accorti che il sema-foro è diventato rosso. Ecco, ci basterebbe una cosa del genere.
Nel gruppo ci sono tre lupi, un dobberman, un husky, un bassotto, un rottweiler di nome Aaron, con la faccia da cartone animato e il fumetto sopra la testa che dice «ho sonno, lasciatemi in pace». Per rispetto all’ordine alfabetico, gli tocca esibirsi prima di tutti gli altri. La seduta di addestramento è faticosissima. Scopriamo che fino ad ora abbiamo sbagliato praticamente tutto quello che era possibile sbagliare. Il cane va tenuto a sinistra, e non a destra, la mano non va infilata nella apposita maniglia del guinzaglio e questo non va avviluppato al braccio in triplice giro, ma dolcemente ripiegato a fisarmonica e lasciato sempre morbido morbido. Ogni volta che l’istruttore ci spiega un nuovo ordine a turno andiamo a prendere il nostro quadrupede e davanti a tutti proviamo l’esercizio. E’ piuttosto umiliante, e non solo per l’evidente stato confusionale in cui versano gli animali. Durante la dimostrazione noi padroni sudiamo copiosamente, non facciamo che sbriciolarci biscotti in mano per attirare i cuccioli nella direzione desiderata, procediamo ricurvi, strattoniamo, urliamo paonazzi l’ordine sbagliato o sussurriamo vocaboli incomprensibili. Risultato: i cani sbandano, si fermano, ci guardano con aria interrogativa, ci saltano al collo presi da inspiegabile entusiasmo. Ma poi, nelle mani dell’addestratore, eccoli diventare d’amblé modelli da competizione. Sfilano come in passerella, quasi fosse la cosa che avrebbero sempre desiderato fare. La verità, atroce, è davanti a tutti. I nostri cani non sono né stupidi né maleducati. Non quanto noi, almeno.

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