in A scuola con Oliver

«Nanna giù», proposta indecente

Finora non ci avevo fatto caso. Eppure arrivati alla terza lezione del corso di obbedienza, è piutto-sto evidente. L’abilità di un addestratore, o per lo meno l’alone di indiscussa autorevolezza che lo circonda manco fosse una lampadina a risparmio energetico, è in gran parte una questione di lin-guaggio. «Le parole sono importanti» diceva qualcuno. In pratica, se si ha a che fare con un quadrupede, sono la chiave di tutto. Per intenderci: un cane si «educa» non si «addestra», è «nevrile» non «nervoso», «sporca» non «fa i bisogni», mangia «fioccati» e non del banale «riso soffiato», e – dato che ormai anche in etologia va il politically correct – risponde a «proposte» e non obbedisce ad «ordini». Ma soprattutto un cane di norma, se correttamente sollecitato, va a «terra».
Solo Oliver fa «nanna giù» suscitando ilarità financo tra i suoi simili. Il guaio è che con i cani non è consentito sgarrare. Se una volta, in un momento di inspiegabile creatività, mi è venuto di dirgli «nanna giù» e lui si è accucciato a terra e sull’onda del momento l’ho pure premiato con una «gratificazione palatale», allora non c’è più scampo. Da quel momento l’unico modo per farlo andare pancia-terra sarà pronunciare quell’idiota, infantile, imbarazzante comando casalingo. Inuti-le tentare altre strade diciamo più presentabili, sarebbe fiato sprecato. E badate che non si tratta di sofismi. La psiche canina è una linea retta che richiede una coerenza ferrea e si basa essenzialmente su tre anelli. Gli addetti li chiamano «stimolo», «risposta» e «rinforzo». Uno:«Nanna giù». Due: Oliver si accuccia. Tre: wurstel. O bianco o nero, insomma, i cani sono manichei, oltreché daltonici, e non apprezzano, o meglio non colgono, le sfumature. O si sale sul divano o non si sale. Per sempre, come i diamanti. Assolutamente sconsigliato trasgredire, perché per il cane non esiste l’eccezione che conferma la regola. L’eccezione infrange la regola, punto e basta. Mettiamo che quando era ancora un minuscolo batuffolo di pelo abbiamo accolto il nostro cucciolo sul letto. Era una notte di tormenta, nevicava e ci siamo inteneriti. Il letto, il nostro letto, fino ad allora presidiato che neanche la zona rossa, per un solo attimo di cedimento, è diventato «negoziabile», e il nostro alano tenterà di infilarsi sotto le coperte ogni volta che ne avrà occasione. Con l’unica differenza che da adulto, chissà mai perché, sembrerà provarci più gusto.

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Commento

  1. carinissime storie che da otto mesi so che sono realistiche. i miei complimenti ora me le stampo per leggerle con calma in attesa di domani quando verrà l’addestratore: Alì ha sei anni ed è qui da noi ( a Malpotremo frazione collinare e boscosa di Ceva)sa 8 mesi.
    Dopo aver conosciuto Marco Delmastro ora conosco anche te emi fa piacere. io sono una maestra in pensione e trasferitami con mio marito Adriano qui da Savona mi scopro felice di gustarmi la vita ricca di stimoli del Basso Piemonte.