in Diario dal Mozambico

A metà del guado

Primo inverno sotto i tropici. E’ tempo di potatura e le acacie rosse delle vie di Maputo sembrano braccia scheletriche che sbucano da sotto i marciapiedi. Hanno qualcosa di lugubre, di struggente, quasi gli alberi fossero stati puniti per i loro eccessi primaverili.

Dopo un mese e mezzo di Mittel-Europa verace, mi tocca di nuovo rimboccare la zanzariera sotto il materasso, disinfettare la verdura e contare gli scarafaggi sulle scale di casa. Sono anni luce dai girasoli di Prèvessin, dalle rive del Lemano, da Court Saint Pierre, dai bistrot ginevrini dove mangi l’entrecôte à point e compri fumetti usati. Anni luce dai gerani rossi appesi alle fontane, dai semafori che diventano gialli anche prima del verde, dal mercatino di Planpalais del sabato che quasi quasi sembra il vecchio Balôn di Torino, non fosse tutto così ordinatamente disordinato. Anni luce dai prati verdi che sanno di pioggia, dai sacchetti per il cane che si chiamano “Bravo”, da Monsieur Propre, dal Monte Bianco che sbuca all’orizzonte e tu ti senti più tranquillo per il semplice fatto che lui sta lì, immobile.

Il bello, quaggiù in Mozambico, ha un timbro diverso e, il più delle volte, punge come uno spillo. I vestiti usati che si vendono al mercato di Xipamanine si chiamano “Calamidade” perché così sta scritto sui pacchi degli aiuti umanitari da cui in genere provengono.

Dove le regole del gioco non sono ancora del tutto cristalline anche una semplice disputa in un Consiglio comunale può finire in tragedia. E’ successo all’inizio della settimana a Mocimboa da Praia, un comune a Nord che conta poco meno di 15 mila abitanti. Al senhor Assane, l’amministratore locale della Renano, la recente sconfitta elettorale proprio non gli è andata giù e dopo mesi di insulti e “dagli all’untore”, una mattina si è svegliato, si è armato di arco e frecce e, novello Tremalnaik, ha dato inizio agli scontri. Pedro, per parte sua, suo avversario frelimista, non si è certo fatto pregare, e in quattro e quattr’otto ha preso il macete appeso sulla porta. La cittadina di pescatori non è stata ad assistere in silenzio a questa scena alla Mezzogiorno di Fuoco e il risultato di questo piu’ che normale quadretto di democrazia africana sono stati 12 morti, 57 feriti e 20 case incendiate. Già che il Mozambico è stato eletto dall’Unione Europea quale “modello da esportare nel continente”, non ci resta che sperare che il cargo affondi prima di arrivare a destinazione.

Scrivi un commento

Commento