in Diario dal Mozambico

Chapa mon amour (I parte)

Maputo va girata in chapa. Su questo non si transige. Daniele, cardiologo siciliano afro-entusiasta in prestito all’ospedale di Maputo, dello chapa è diventato, nel giro di pochi mesi, un autentico filosofo. I pulmini Hiace che sfrecciano impazziti nelle principali arterie della capitale più che un mezzo di trasporto sono a suo dire una condizione esistenziale, una dimensione umana, uno spaccato sociale, un micro-universo che incarna relazioni, ruoli e dinamiche culturali meglio di un qualunque manuale di Carlos Serra. Ecco allora un distillato di chapa-pensiero.

Gli attori. Innanzitutto c’è il motorista, che poi sarebbe l’autista. L’unico depositario di quella precisa e unica sequenza mistico-gestuale in grado di metter in moto lo chapa. Suo il controllo meccanico del mezzo, suo il dominio, imprescindibile, della radio, suo, più che tutto, il piede a spasso tra il freno e l’acceleratore e dunque, in definitiva, il diritto di vita e di morte sui passeggeri. Al motorista, in genere, si guarda con un misto di timore reverenziale. Al suo fianco, in un catulliano odi et amo, c’è sempre un cobrador, un po’ marketing manager, un po’ ruffiano, un po’ dittatore dello chapa. Appeso alla portiera del furgoncino che neanche un equilibrista cinese, il cobrador recita a mo’ di litania la destinazione finale incoraggiando i pedoni con sguardi ora seducenti ora minacciosi, a seconda dell’ora. Museu-Museu, Xipamanine-Xipamanine, Zimpeto-Zimpeto, Baixa-Baixa, Costa do Sol-Costa do Sol. Che poi distorti e biascicati assumono tutt’ altro suono. Qualcosa come M’su-M’su, Xipane-Xipane, Bschhhha-Bschhhha. Il cobrador ha il compito, meglio la missione, di individuare i clienti in strada, convincerli che nell’abitacolo c’è ancora posto nonostante le apparenze, pigiarli dentro con determinazione sfidando le comuni leggi della fisica, trovare il modo di estrarre chi deve scendere e, infine, intascare il denaro. Una volta lo chapa costava 100 meticais. Adesso è salito a 5000, 7000 per le tratte lunghe. Ma, come tutto, anche il costo del biglietto è negoziabile. Un sacco di patate, infatti, può costare, a seconda, 1000, 2000, o 3000 meticais.

Motorista e cobrador sono, rigorosamente, di sesso maschile e guadagnano a percentuale sugli incassi, spesso arrotondando lo stipendio in combutta con i vari ladrões, alias gli scippatori, categoria nella quale, da quanto mi risulta, vige invece la perfetta parità di genere. Il vero spauracchio del magico duo motorista-cobrador è la PT, la Policia de Transito, nelle tasche della quale finisce ogni giorno almeno il 10 per cento degli incassi di ogni chapa. La scusa ufficiale per farsi allungare una mancia è sempre la stessa: “Eppa, motorista, este chapa não tem condições!”. Esclamazione che, ammettiamolo, in genere descrive perfettamente la realtà.

Un semplice algoritmo costi-benefici-tempo-tragitto-numero di clienti basta da sé a spiegare il fare piuttosto sbrigativo che caratterizza i modi del personale di bordo di uno chapa. I passeggeri, per parte loro, affrontano i quotidiani viaggi in chapa con un’imperturbabilità quasi britannica. E malgrado l’esperienza multi-sensoriale ricordi il più delle volte uno stupro di gruppo o un rito dionisiaco (“Oggi ho sfiorato il concepimento” ha commentato un giorno un’amica) spesso ci si accorge che in questo spazio privilegiato di socializzazione si manifesta, non senza una certa baldanza, quella saggezza popolare di cui molti nella capitale lamentano la scomparsa. Essendo lo chapa, inequivocabilmente, un soggetto collettivo quasi organico, è chiaro che, insieme a odori e sapori, anche la conversazione viene debitamente condivisa. Come se al posto del cartello “Vietato parlare con il conduttore” ce ne fosse uno che recita “Obbligatorio scambiare almeno due parole con il motorista”. Ed è così che a Maputo le “chiacchiere da bar” si trasformano in “chiacchiere da chapa”. Spesa, famiglia, chiesa, calcio, tempo, piove governo ladro, tele-novelas e via dicendo sono scanditi, ma mai interrotti, dalle insistenti richieste di sosta: “Cobrador! Paragem!”. “Ainda tenho muitos projectos a realizar” lamenta il pessimista all’ennesima sterzata su due ruote. “Queria patrocinar um refrigerante” è invece l’approccio vellutato del galantuomo alla compagna di viaggio. “Você tem que ser homem” strilla incoraggiante la mamam al bambino che fatica a sguasciare fuori dalla porta-carnivora del mezzo. “Motorista, musica!”, l’invito amichevole del giovane che, guadagnato il posto, spera di approfittare del tragitto per ascoltare le nuove hit. Questo perché, manco a dirlo, esiste una precisa “musica da chapa” da cui origina il cosiddetto “chapa ballerino” che anziché limitarsi ad avanzare, ballonzola sculettante tra un burraco e l’altro dell’asfalto lasciandosi dietro una scia di gridolini compiaciuti.

(continua)

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