in Vivere altrove

Vivere altrove…Cervelli in fuga

viverealtrove_20060119.jpgA Torino ci sei nata e cresciuta. Alle medie hai scoperto che la città proseguiva anche dopo via Petrarca. Al liceo sembrava che tutto partisse da Piazza Arbarello e all’Università il Lungo Po ti ha salvato dall’idea che il mondo fosse piccolo e inutile.

Hai sempre creduto che Torino fosse bella. Lo pensavi quando la Fiera del Libro si chiamava ancora Salone, il quadrilatero romano era far west, le macchine giravano tutto intorno a Palazzo Madama e Piazzale Valdo Fusi era un parcheggio e basta. Prima dei localini in Borgo Dora, delle Luci d’Artista, della bolla del Lingotto, e dell’area pedonale davanti al Massimo.

Poi, ad un certo punto, sei partita. Più per necessità che per desiderio. Oltre le Alpi, al di là dell’Oceano. A tre ore di macchina. A diciassette di aereo. «Emigranti», per alcuni, «migranti» per altri. Talvolta addirittura «cervelli in fuga», che è quasi un’autopsia, e non ci riesci proprio a fartelo piacere. Sarà il fatto di essere ridotta ad «un cervello» o di essere considerata al pari di un capriolo durante una battuta di caccia. Tu, da Torino, non saresti mai fuggita. E il fiatone non sai neppure che cos’è. Altro che capriolo.

Un giorno però sei diventata curiosa e, di punto in bianco, hai cominciato a cercarli, quelli come te, in giro per il mondo. ’Sti «cervelli in fuga». Tutti partiti da Torino. Tutti da via Petrarca, Piazza Arbarello e Lungo Po. Lì, oltre confine, a vivere altrove, fuori provincia. Fieri, impauriti, nostalgici, pendolari esistenziali, pieni di amarezza o esterofili per forza di cose. Per un po’ ci hanno provato a convincere gli amici rimasti a «casa» che il telefono funziona anche se il prefisso non fa 011. In molti hanno rinunciato. La ginecologa che si è trasferita a Parigi, la cantante lirica che vive in Israele, il fisico espatriato in Svizzera, l’oncologo di Baltimora, il formaggiaio di Nairobi e il musicista di Berlino. Poco importa dove stanno e cosa fanno.
Torinosette e Easyjet tra i «preferiti», un libro della Bertola sul comò e il cd degli Africa Unite in macchina sono lì a ricordargli da dove arrivano.

Pubblicato su «La Stampa», inserto «Torinosette», 19 gennaio 2007

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Commento

  1. Ma cosa leggo? Anche Torinosette? Ormai la tua firma si sta allargando a macchia d’olio… lo sai che, a questo punto, verrai nominata da un certo giovane scrittore sua personale Testa di Ponte.

    Ops. Nessuno ti aveva mai chiamato Testa di Ponte, vero? :-b

  2. Foto che a quanto pare non rende giustizia… eppure essere sotto Ormezzano avrebbe dovuto darmi un qualche vantaggio… vabbhè.
    Fabio, mi sento più ponte che testa, a dire il vero.
    bises
    i.

  3. Grazie per la citazione! Che bello che scrivi di tutti noi… hai azzeccato nel descrivere moltissime sensazioni che io spesso non so neanche come “catalogare”, perche’ non sono solo nostalgia e basta…
    un bacio, take care!
    Beta e Luigi

  4. Ciao!
    Sono io l’oncologo di Baltimora? Oppure c’e’ qualche torinese qui che devo scovare? Il mio personale cordone ombelicale, e scusami se abbasso il livello (personalmento non lo credo, ovviamente), e’ il Toro.
    Non passa giorno che non mi colleghi al mioforum preferito e mi immerga nella Torino granata…
    A differenza di Elisabetta, pero’, io non sono nostalgico. Sara’ che Torinese lo sono di adozione, venuto giu’ dalle montagne per frequentare il liceo… Per diventare Torinese, insomma, mi ero gia’ dovuto sradicare una volta ed adesso e’ stato tutto piu’ facile. Certo mi manca il colpo d’occhio verso la collina, o verso la nebbia sul Po, a seconda delle stagioni, ma Baltimora non e’ poi cosi’ male!
    Infine arrivo al punto: il cd degli Africa effettivamente staziona nel mio cruscotto.

  5. Ciao Beta, ciao Luigi
    è un piacere ospitare i vostri commenti. Certo che siete voi “l’onocologo di Baltimora”!
    Luigi, potresti, quando ne hai voglia, cercare di raccontarmi cosa vuol dire tifare una squadra “da lontano”. Io so per esperienza cosa significa assistere ai mondiali in terra straniera (e vincerli…), ma “la fede granata” a distanza sarebbe un bello spunto da raccontare!

  6. Io Sono il cantante lirico che vive in Israel? Ma io sono di Israel. Vivo a Tel Aviv ma canto in Torino. Cos’è Africa Unite?
    bye
    Ben