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Tutto il mondo ne parla… di Saint Moritz in Cina

cv031931cover05picmedium.jpgAppena dieci anni fa erano le città cinesi a spedire i loro sindaci in giro per il mondo perché attirassero in patria capitali stranieri. Adesso che i ruoli si sono rovesciati, sono le metropoli europee e statunitensi a far la corte alla Cina, offrendo incentivi e trattamenti di favore alle multinazionali cinesi disposte ad insediarsi in casa loro e ad assumere, creando posti di lavoro.

E se i vip riuniti a Davos al Forum mondiale dell’economia ancora s’interrogano sulla «Shifting Power Equation» ovvero sull’evoluzione nei rapporti di forza di un mondo «sempre più schizofrenico», a meno di 50 chilometri, Saint Moritz, la celebre stazione sciistica dei Grigioni, dimostra di aver già imparato la lezione.

Qualche settimana fa l’esclusiva località svizzera si è letteralmente “venduta” a Shenzen. Vada per il nuovo volto della globalizzazione, ma l’idea che un’intera cittadina di montagna ai piedi delle Alpi possa venir riprodotta, mattone dopo mattone, rinascendo a nuova vita o quasi nel Distretto del lago di Miele – la zona residenziale made in China che i promotori immobiliari hanno previsto di costruire nel giro di due anni intorno a Shenzen (10 milioni di abitanti), nella provincia di Guangdong – ha qualcosa di sbalorditivo ed eccentrico anche per chi si pretende aggiornato rispetto ai recenti equilibri geopolitici.

Circondata dalle colline (gli spostamenti della zolla terrestre non essendo ancora a misura d’uomo) e ricoperta da foreste verdeggianti, la Saint Moritz cinese, che prenderà il nome di Saint Moritz Gardens, ospiterà nei sui chalets subtropicali 5000 abitanti e verrà dotata di due piscine, un centro termale e di benessere, un cinema e due scuole di musica e di danza. Un padiglione di 300 metri quadri chiamato «Switzerland Hall» cercherà di stimolare l’appetito dei ricchi residenti, invogliandoli, forse, ad una visitina all’originale svizzero dove, recita l’insegna, «il sole splende in media 322 giorni all’anno». La licenza per l’impiego del marchio Saint Moritz, ultimamente già ceduta ad alcune società che fabbricano orologi e champagne, è stata offerta gratuitamente alla Repubblica Cinese, che si è per parte sua impegnata al rispetto di alcuni standard di qualità. Hans Peter Danuser, direttore dell’ente turistico di Saint Moritz, si aspetta che, a seguito di quest’alleanza strategica, «nel 2007 i visitatori passeranno da 180 mila a 300 mila» e che «i cinesi saranno i secondi in classifica, preceduti solo dai giapponesi». Una brochure, «Hello China», è stata appositamente compilata affinché l’accoglienza turistica sia all’altezza delle attese: «mai accennare a temi caldi come la politica, i diritti umani, il Tibet o Taiwan» e «mai offrire ad un cinese la camera numero 4 o una stanza al quarto piano: è considerato di cattivo auspicio».

Pubblicato su «Diario», 9 febbario 2007

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