in Vivere altrove

Vivere altrove… Mappe esistenziali

viverealtrove_20060119.jpgMemore non so neanche io di quale lezione accademica, le chiamo «mappe esistenziali» e me le porto dietro ovunque vado, soprattutto in viaggio. La cartina di Torino ci ho messo anni a costruirla. Dentro ci sono strade, piazze, giardini e fontane. La scuola media, il panettiere, la libreria di quartiere, il supermercato, l’ospedale, la palazzina di San Salvario con il bovindo e il cortile nascosto. Le scorciatoie per evitare il traffico e i profumi del Valentino. E poi quel particolare scorcio sul fiume, la pizzeria che ti dà tre palline di profiterol (!), il signore delle bancarelle di libri usati e il venditore di pipe di via Po. Sono abitudini, memorie, incontri, passaggi.

Va da sé che quando la tua vita finisce altrove, tocca ricominciare da capo, con matita e righello. La nuova «mappa esistenziale» all’inizio non è che uno schizzo, poche, semplici coordinate: casa, lavoro, supermercato, magari cinema. La bussola segnala il nord, – il lago, il mare, il fiume, – e il sud – i monti, le colline, i pendii. Tutto lì. Ma con il passare del tempo i dettagli si moltiplicano, i contorni si fanno più nitidi e le piccolissime “isole” che prima rappresentavano la tua personale segnaletica stradale si allargano in modo concentrico fino a toccarsi. Il mondo conosciuto si dilata: dai colleghi di lavoro il testimone passa agli amici dei colleghi, ai loro figli. Le isole diventano una rete sempre più fitta. Sulla mappa e relativo indirizzario cominciano a spuntare il dentista, il ginecologo e anche (ma con più cautela) il parrucchiere.

Strano è, però, constatare come la nuova «mappa esistenziale» viva di confronti continui con quella vecchia. Se ne alimenti quasi, in un gioco di rimandi immaginari, alla ricerca di segrete corrispondenze o inattese analogie, nello sforzo, umanissimo, di conservare l’orientamento, attenuare le differenze, accorciare le distanze e rendere i contrasti meno netti. A pensarci bene, capita lo stesso quando ci si perde e si fa di tutto per riportarsi ad un punto noto, in modo da poter più facilmente ritrovare la strada.

Pubblicato su «La Stampa», 27 aprile 2007

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