in Vivere altrove

Vivere altrove… Festività

viverealtrove_20060119.jpgNon so bene perché, ma ci ho sperato fino all’ultimo. Sarà una cosa genetica.
Per tutto il mese ho continuato a guardare il calendario aspettando trepidante il 25. Poi ho realizzato che, fuori d’Italia, il «venticinqueaprile» non esiste. Niente fiaccolata, niente sfilata con ritrovo in Piazza Castello, niente Bonarda a fiumi in un circolo Anpi, niente Fischia il Vento. Fa parte del gioco. Se vivi in un altro paese la tua vita è scandita da un’altra storia. Altre guerre, altre battaglie, altri santi, processioni e ricorrenze. Il capitolo «venticinqueaprile», che sul Salvadori-Recuperati fa circa 12 pagine, molta parte di mondo lo salta a piè pari. E la cosa, permettetemi, è piuttosto straniante. Mi sono sentita come un cinese che stappa lo spumante di fine anno a metà febbraio in via San Donato tra gli sguardi fissi degli abitanti di Cit Turin. Intimidita.

A dicembre a Ginevra ho partecipato con l’entusiasmo di un bambino alla festa nazionale dell’Escalade. Alabardieri in costume, rulli di tamburi, sbandieratori, marmitte di cioccolata e vin brulé. Salvo scoprire, la sera, che tutti il cantone celebra in quell’occasione l’indimenticabile disfatta del Duca di Savoia e dell’esercito piemontese, su cui un’amabile vecchietta ebbe la geniale idea di versare una tanica di zuppa bollente. Dico, fossero almeno stati i Borbone! Per carità, si parla di 400 anni fa e non ne faccio certo un caso personale. Però.

Perso per perso il «venticinqueaprile», ho comunque guadagnato un insperato 8 maggio, data in cui la Francia celebra la sua, di festa di liberazione. Dato che la guerra e il nemico erano a grandi linee, gli stessi, penso, questa volta almeno non rischierò grandi gaffe. Un dettaglio non indifferente: trattasi di un martedì, condizione essenziale per poter sperare in quella che in Mozambico chiamano «tolerância», che poi sarebbe una maniera piuttosto elegante per dire che nessuno potrà prendersela se il lunedì deciderai di assentarti dal lavoro.

Fortuna, comunque, che c’è il 1° maggio e mette d’accordo un po’ tutti, quale che sia il loro emisfero o la piazza del concerto.

Pubblicato su «La Stampa», 4 maggio 2007

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