in Vivere altrove

Vivere altrove… Maestri perduti

viverealtrove_20060119.jpgHo già avuto modo di parlare delle «mappe mentali» e della necessità che chi lascia la sua città per una terra straniera ha di aggiornare la propria «geografia dei luoghi». Ma, a pensarci bene, c’è un’altra rivoluzione che l’emigrato deve apprestarsi a compiere, forse ancor più destabilizzante. Quella delle persone. E non intendo amici e parenti, che sarebbe fin troppo ovvio. Intendo i personaggi, le figure che negli anni, a forza di letture, incontri, spettacoli e chiacchiere da bar, hai cominciato a riconoscere come autorevoli. Persone cui, pensavi, valesse la pena di dedicare la pausa pranzo, l’ora dell’aperitivo o persino l’intera serata. La lista di questi nomi si è accresciuta e modificata nel tempo, a seconda del grado di consapevolezza, della sensibilità del momento, e, perché no, della moda e del gusto. Nella tua ci son stati, a rotazione o simultaneamente, cantautori, musicisti, giornalisti, comboniani, attori, amici diventati, per caso o per fortuna, personaggi pubblici. Alcuni sono sempre stati torinesi doc, altri sono soltanto transitati per la città un giorno e tu, puntualmente, ti sei segnata la data sul calendario, per non correre il rischio di dimenticarti dell’appuntamento.

Gian Maria Testa al Folk Club, don Ciotti e Giancarlo Caselli alla Torre di Abele, Marina Jarre alla Borgopo’, Beppe Rosso al Teatro di Settimo. Ciascuno è libero di sceglierseli, i suoi maestri. Loro, non te li saresti persi per niente al mondo. Piuttosto saltavi il cinema. La pizza, e pure la lezione di danza.

Ecco, lasci Torino, la tua città, varchi l’Atlantico, sconfini oltralpe in qualche angolo del mondo e fatichi a rimpiazzarli, questi compagni di strada. Ti guardi intorno, leggi, ti informi, chiacchieri, frequenti,matrovi comunque difficile, nel tuo nuovo universo, stabilire per chi varrebbe di nuovo la pena barattare una serata di cinema. Per carità, il mondo è stracolmo di letterati, artisti, politici e musici. Qualcuno di quelli che adesso vedi da vicino, l’avevi pure già sentito nominare. Farlo entrare nella tela dei tuoi pensieri, però, è tutta un’altra cosa.

Pubblicato su «La Stampa», venerdì 22 giugno 2007.

Scrivi un commento

Commento