in Vivere altrove

Vivere altrove… Una cartina, please

viverealtrove_20060119.jpgLe istruzioni, ecco un regalo che manderebbe in estasi tutti noi «frequent flyers» che atterriamo a Torino di quando in quando, dopo averci abitato per una vita intera. Un breve ciclostile che ti aggiorna sui vari cambiamenti intervenuti in città in nostra assenza. Perché, lo sappiamo bene, all’Augusta Taurinorum non le piace «star ferma», e a rientrarci di tanto in tanto sembra rivoltartisi contro, come se l’avessero circondata con una muraglia che non sei più in grado di scavalcare: sensi di marcia invertiti, strade bloccate, mercati che han deciso di installarsi in nuove piazze, librerie affidate a nuove gestioni, metropolitane che avanzano, poste che migrano, forni che chiudono. Il fatto è che quando te ne vai, vivi il cambiamento come una forma di tradimento. Torni e scopri che il tuo dentista è andato in pensione, la tintoria non è più dove te l’aspettavi, il cameriere che ti serviva subito e in abbondanza è sparito nel nulla. Ti giri un secondo e, d’improvviso, tutto è diverso. Eri un «insider», come direbbe Nora Ephron, con accesso a informazioni riservate, una nativa che sfrecciava contromano in bicicletta perché sapeva a memoria i tragitti delle rotaie del tram, e adesso ti ritrovi sperduta a vagare sul lungo Po. A piedi.

Una guida, ci vorrebbe, fatta apposta per noi, «torinesi a tempo determinato», «ex cittadini», «abitanti saltuari». Non occorre che ci racconti cos’è il bollito e quanto è bello il Museo del Cinema – che mica siam turisti. Penso piuttosto a un agile (e possibilmente gratuito) vademecum che ti segnali, per esempio, dove comprare un abbonamento per il parcheggio valevole per l’intera durata del week-end (ditemi che esiste!), o ti avverta quando aumenta la Torino-Aosta, o ti fornisca un calendario delle corse pedestri cittadine in modo che la Tuttadritta non ti impedisca di ritornartene a casa la domenica. Cose così, che non viene in mente a nessuno di dirti, neanche a tua mamma che al telefono riesce ad aggiornarti meglio di qualunque bollettino, sui concerti, i dibattiti, i film appena usciti e i millimetri di pioggia caduti giù dal cielo.

Pubblicato su «La Stampa», venerdì 29 giugno 2007

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Commento

  1. Bellissima … mi ci ritrovo da “emigrante” anche se su altre latitudini e lingue …