in Vivere altrove

Vivere altrove… Vacanze “romane”

viverealtrove_20060119.jpgVacanze? Rigorosamente in Italia. Ovvio. Manco a pensarci. Chi trascorre la vita all’estero, non ha che l’estate per rientrare. Sarebbe stupido non approfittarne. D’altra parte, mica si può lasciare che i tedeschi colonizzino la Toscana, senza neanche combattere! Eppure c’è, evidentemente, qualcosa di più. Soprattutto, io credo, il desiderio di dimenticare la «doppia identità», almeno per qualche giorno. Di svestire i panni dell’emigrato, ri-infilandosi nel vecchio pigiama a righe del nonno (o in una cosa altrettanto comoda).

È una sensazione sottile, ma pungente: una parte del tuo corpo e del tuo cervello, in Italia, si rilassa come altrove sarebbe impensabile. Una breve permanenza vale più di cento lezioni di yoga e mille massaggi shazu. Anche se nessuno ti ha costretto a partire, anche se «là dove stai» vivi una vita «privilegiata», come la gente non si stanca mai di ripeterti. Anche se il tuo stipendio è più alto, il tuo stile di vita migliore, il verde più verde, e tutti rispettano la segnaletica orizzontale. Non ha alcuna importanza. Quando sei nello stivale è come se la tua materia grigia smettesse di fare le flessioni, e tu da schizofrenica, potessi ridiventare, più o meno, normale. Un torinese di San Salvario. Punto e basta. Senza bisogno di spiegazioni, presentazioni, permessi di soggiorno, regole grammaticali.

Ora, di questa cosa non te ne accorgi quando sei lì a rosolarti in spiaggia, a fianco della sora Lella. No. Cominci a farci caso a poco a poco, quando, fatte svogliatamente le valigie, ti rimetti in viaggio. La fronte comincia a dolerti, manco fossi Harry Potter, al controllo passaporti, quando non sai se rallentare o accelerare di fronte allo stuolo di doganieri e alla loro mimica geneticamente inespressiva. Lo spillo che ti pungeva le tempie diventa un chiodo quando Radio3 si trasforma in France Inter senza neanche chiederti il permesso. Fermi la macchina, apri la porta di casa, ti sdrai sul letto e rimbocchi le coperte. Solo allora senti quel pezzetto di te che in Italia era «andato in vacanza» tirare un lungo sospiro e tornare sul ponte, di vedetta.

Pubblicato su «La Stampa», venerdì 27 luglio 2007.

Scrivi un commento

Commento

  1. E vacanze torinesi? che devo raccontarti di un mio pellegrinaggio nel santuario di via biancamano…

  2. Adesso… santuario… dipende dal piano a cui sei stato. Il primo e il secondo NON contano. Se lavori li’ sei meno di un operaio in catena di montaggio. L’unico piano che conta e’ il terzo… con il salone di gala, lo schermo piatto e quelli che danno gli ordini…
    i.

  3. Impossibile non riconoscersi … da torinese di San Salvario che vive una vita privilegiata …

Webmention

  • Vacanze al Paese | Borborigmi di un fisico renitente 12 agosto 2007

    […] racconta meglio di me la mia signora, noi emigrati torniamo nel Bel Paese in vacanza per non perdere l'allenamento alla lingua, al cibo […]