in Vivere altrove

Vivere altrove… Fischia il vento

viverealtrove_20060119.jpgBisogna inventarsi qualcosa anche da noi. Assolutamente. Perdere una simile occasione sarebbe davvero imperdonabile. L’idea mi viene dal racconto di una deliziosa ed entusiasta ottuagenaria. Anche lei emigrata. Anche lei in Svizzera. Anche lei, indefessamente, ancorata all’Italia e a Torino con il cuore. Da lei, all’ombra del portico di una splendida casa elbana, apprendo che a Zurigo, – il suo altrove – ne sanno una più del diavolo.

La città, elegante e sofisticata, ha una caratteristica climatica persistente: il föhn,anche detto e scritto foehn, phön, fon… Insomma quel vento caldo, secco, impetuoso, che pulisce l’aria, fonde la neve e fa maturare l’uva. Ora, come ci insegna l’illustre Mercalli, il föhn non è certo un’esclusiva della Svizzera tedesca. Ce lo abbiamo anche noi, in Piemonte. Ma loro, i transalpini, han dimostrato di saperci fare più di tutti. Ne hanno studiato rigorosamente gli effetti sulla salute e ne hanno concluso, senza ombra di dubbio, che ‘sto vento porta guai.

Anemopatia, la chiamano: uno stato di generale malessere che provoca emicrania, insonnia, debolezza, nausea, gastralgia e tachicardia. Per non parlare dell’agitazione, dell’irritabilità, del senso di oppressione, della difficoltà di concentrazione… Disturbi che si avvertono anche tra le
sei e le dodici ore prima del primo refolo.

E fin qui tutto nella norma. Allora?

Ebbene, qualcuno ci ha pensato e ripensato, a questa fastidiosa sintomatologia. Dapprima ha suggerito che in “quei giorni” è meglio non prendere la macchina, dato che il numero di incidenti stradali ha la tendenza a triplicare. Non pago, lo stesso genio è andato in visita ai rettori delle Università ed è riuscito ad ottenere un provvedimento che ha dell’incredibile persino di fronte alla laurea honoris causa della Ligresti. Allora: se sfortuna vuole che tu debba dare un esame proprio mentre fuori soffia il föhn e urla la bufera. E se, guardacaso, hanno l’audacia di bocciarti, poco male. Puoi sempre appellarti alla föhn-patia, annullare la prova e tentare la sorte il giorno dopo, il mese dopo, whenever. Forse, per allora, l’emicrania sarà passata. I triestini non hanno che da prendere esempio.

Pubblicato su «La Stampa», 7 settembre 2007

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