in Vivere altrove

Vivere altrove… Come non sposarsi

viverealtrove_20060119.jpgAlberto e Elena, parigini d’adozione, hanno deciso di stipulare un Patto civile di solidarietà. Correntemente, un Pacs. Vorrebbero cioè “se pacser”. In Italia, con i Dico, si sarebbe detto “dicarsi”. Che orrore!
Ha inizio un’odissea cartaceo-telefonica-postale che, a saperlo, quasi quasi volavano a Las Vegas.
Devono innanzitutto dimostrare di non essere sposati. Che, tradotto in consolatese, significa produrre un documento di “non matrimonio” e richiedere al comune di nascita o di ultima residenza un estratto di atto di nascita in formulario internazionale.
Alberto, che è torinese, chiama l’anagrafe sabauda e si sente rispondere che, per la legge sulla privacy, non sono autorizzati a dargli alcuna informazione. Meglio inviare un fax a loro con una richiesta del documento e uno alla mamma con la delega del ritiro. Danno ovviamente per scontato che la mamma risieda a Torino.
Alberto prova allora con l’ufficio nascite, e viene rimandato ad un apposito sportello che “si occupa di chi è all’estero”. Lo sportello in realtà tratta esclusivamente gli italiani nati all’estero, e non sa proprio cosa dirgli. A fior di labbra, gli suggerisce di provare con l’archivio di stato civile. Lì si profilano due opzioni: quella in cui la mamma, armata di delega, richiede il certificato e passa a ritirarlo una settimana dopo, quando Gutemberg avrà finito di stamparlo; o quella in cui lui stesso, da Parigi, inoltra la domanda per posta, allegando una busta già affrancata per la spedizione al suo domicilio. Come procurarsi il francobollo in Francia, chiede Alberto? Gli rispondono dandogli il numero dell’ufficio posta. A questo punto la signora della posta inserisce i dati di Alberto nel computer, scopre che è nato a San Candido e gli consiglia di rivolgersi laggiù. Il funzionario altoatesino controlla, chiede l’indirizzo di Parigi e il giorno stesso gli spedisce il tutto. 3 ore di coda. 6 telefonate.
Elena, fiorentina nata in Inghilterra, era più ottimista. Alla mamma, immancabile, apparentemente non hanno fatto nessuna difficoltà. Salvo che l’estratto di nascita presentato al consolato francese dichiara che è nata a Firenze. Insomma è un falso. E c’è pure voluta una settimana per produrlo.

Pubblicato su “La Stampa“, 14 settembre 2007.

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