in Vivere altrove

Vivere altrove… Regole ed eccezioni

viverealtrove_20060119.jpgVarchi la frontiera e anche la gravidanza, una cosa che fino ad allora credevi rappresentasse ciò che più di tutto accomuna il “genere umano” dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, ti diventa un labirinto inestricabile in cui criteri, conteggi, analisi e precauzioni prenatali variano a seconda del Meteo, dei colori della bandiera e di altre insondabili influenze cosmiche.
Dopo aver scoperto che in Giappone la gestazione dura 10 mesi (lunari) era forse un tantino ingenuo sperare che, con il passare del tempo e il maturare degli eventi, le cose potessero cambiare radicalmente. Un’amica, indossando una goccia di divertito sadismo con la nonchalance di uno Chanel n. 5, mi ha dunque aperto gli occhi, mettendomi di fronte alla dura realtà del parto, dello svezzamento e della puericultura transfrontaliera. Realtà che, va da sé, non è una né trina, ma, direi, plurima.
Il parto ginevrino avviene per lo più con l’epidurale, che è quasi un mito in Italia dove è assai ben visto procreare con dolore. In Inghilterra l’anestesia te la somministrano addirittura per via respiratoria, mentre alle olandesi piace dare alla luce il nascituro standosene tranquille a casa, chiacchierando con l’ostetrica. Questione di scelte. Capitolo bagnetto: in Italia si raccomanda di non farlo prima della caduta del cordone, e poi di procedere con abluzioni quotidiane. In Svizzera si fa sin da subito, ma poi, possibilmente, non tutti i giorni.
Quanto allo svezzamento, da noi va forte la cosiddetta pappetta (una sbobba composta di brodo vegetale, omogeneizzato, parmigiano, crema di riso e olio d’oliva), che, come mi scrive l’amica dello Chanel n.5, “non ha eguali al mondo”. A tal punto che in Svizzera gli omogeneizzati e la crema di riso semplicemente non esistono, la carne è ridotta all’osso a favore delle verdure e il latte aumentato fino a 500 ml al giorno. Sarà per dare un senso a tutte quelle mucche?

Pubblicato su “La Stampa“, 21 settembre 2007.

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Commento

  1. Percepisco un debole riverbero di preoccupazione. Cominciamo a entrare in iperventilazione? 😉

  2. Forza e coraggio … per la mamma transfrontaliera esiste sempre una rassicurante, preparata, amorevole nonna materna capace di orientare nel dedalo delle usanze … e di offrire ospitalità se serve

    Sara ha varcato la frontiera francese sotto i tre mesi di vita per dirigersi al freddo nord di Fontainebleau, Seine-et-Marne … e in fondo non ha risentito della mancanza della sbobba che non ha eguali