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Partiti e pomodori. Ovvero dei socialisti olandesi

pomodori.jpgFondato nel 71 da un manipolo di ex-maoisti, e impostosti nelle politiche dello scorso novembre come la vera rivelazione della scena politica olandese, volando dal 6 al 17% dei voti, il partito socialista olandese (Sp) è un’organizzazione di attivisti, con un forte radicamento locale. Dal 1994 il simbolo è il pomodoro.
Il leader indiscusso è Jan Marijinissen, presidente del gruppo da più di vent’anni. Per festeggiare la crescita vertiginosa del numero di militanti (caso unico in Olanda) l’anno scorso Marijinissen si è presentato con un mazzo di fiori a casa dell’iscritta numero 50mila, una giovane di origini turche, residente ad Amsterdam.
Il segreto del successo di «Oss», dal nome del piccolo centro dove Marijinissen è nato, è forse l’approccio «post-ideologico», la capacità di dare risposta ai bisogni quotidiani delle persone, l’accento posto sulla mutualità e il territorio: lotte per il diritto alla casa, per la difesa dell’ambiente, contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali, fino all’impegno nelle «voedselbanken», organismi che raccolgono nei supermercati prodotti destinati al macero per distribuirli ai più poveri.
Ma non è tutto. In un paese attraversato da una profonda religiosità, i deputati dell’Sp consegnano l’intero stipendio al partito per riceverne 2000 euro al mese. Una pratica politica che infrange la separazione fra ceto politico e gente comune, in armonia con lo stile raccomandato da un vero e proprio manuale per militanti, risalente a circa dieci anni fa, e in cui molto spazio è dedicato all’esempio che ogni iscritto al partito è chiamato a dare. «Sperimentiamo su noi stessi cosa significa vivere in maniera modesta, come socialisti» ama dire Hans van Heiningen, segretario organizzativo del Sp.
Concreto, e ma non per questo esente da animati dibattiti interni – come quello successivo al riconoscimento della Nato o quello che ha portato all’espulsione della trotzkista Socialist International – il Sp è radicalmente antiliberale, euroscettico (ha votato per il No al trattato costituzionale europeo e non aderisce alla Sinistra Europea), si oppone, da sempre, alla guerra in Irak e in Afghanistan, dove gli olandesi sono impegnati direttamente nel conflitto armato, è vagamente femminista e sostiene una politica di forte integrazione degli immigrati nella società olandese.

Pubblicato su “Vita”, sabato 14 ottobre 2007.

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