in Vivere altrove

Vivere altrove… a Zurigo, per esempio

viverealtrove_20060119.jpgEfficienza e puntualità, trasporti pubblici e riciclaggio. Banche, una polizia severa e lavatrici condominiali da usare una volta a settimana e, mi raccomando, solo negli orari stabiliti. Zurigo è la capitale economica della Svizzera e una delle città più care d’Europa. Un’enclave di lusso e felicità che gli abitanti della Confederazione soprannominano «Zu reich», «troppo ricca». Negli Anni Settanta inghiottiva famiglie di salentini come fossero croissant, restituendoli d’estate, per le vacanze al paese, spavaldi, disorientati e carichi di cioccolata. Oggi è forse l’unico posto al mondo in cui i diamanti e gli orologi d’oro restano esposti anche di sera (a Ginevra sono dei falsi). Una coppia di amici ha da poco deciso di andarci a vivere, attirata dal clima cosmopolita, dalle montagne a portata di treno e dal lungo lago che sembra un lungomare. Ma la qualità si paga, con il sudore, e trovare un appartamento in questo luccicante paradiso è una corsa ad ostacoli.

Selezionati gli annunci tramite agenzia, i futuri «gastarbeiter» a cinque stelle prendono appuntamento per la visita. Che nella pratica significa che hanno l’obbligo di presentarsi all’ora X del giorno X, senza possibilità di negoziazione. In genere si tratta del martedì alle 10 e 45 o del giovedì alle 16 e 21. Sulla disponibilità si misura, è evidente, la reale motivazione del futuro inquilino. Ultimata la supervisione, non rimane che compilare un dossier formato enciclopedia, nel quale si è tenuti a confessare, senza inutili pudori, reddito (ovviamente), preferenze musicali, abitudini familiari, segni zodiacali e progetti a lungo termine. Il passo successivo è l’incontro con il proprietario. Al confronto, un interrogatorio del Mossad è più divertente. E vai di pelo e contropelo, occhiate, ammiccamenti, domande trabocchetto. Un’ora e due litri di sudore in meno, non resta che aspettare il responso. Il rischio di non essere selezionati è altissimo, come previsto dalla legge della domanda e dell’offerta. Che a Zurigo, va da sé, è quasi un comandamento.

Pubblicato su «La Stampa», venerdì 18 gennaio 2008

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