in Vivere altrove

Vivere altrove… La rendita di posizione

viverealtrove_20060119.jpgLa vita altrove ha, manco a dirlo, vantaggi e svantaggi. Azzardo una breve riflessione al riguardo. Spesso chi emigra per scelta seleziona con cura la sua destinazione e facilmente si ritrova, per usare la definizione della celebre urbanista Saskia Sassen, in una «città globale». New York, Londra, Parigi, Tokyo, San Paolo.

Centri decisionali in cui, per qualche strana alchimia, si concentrano le stanze dei bottoni, i quartier generali dell’economia e della finanza, le lobbies politiche, le strutture di controllo e di comando. Nodi strategici, ciascuno con una sua posizione nella gerarchia mondiale e una sua vocazione. E’ chiaro che trasferircisi, in questi nodi, significa aumentare professionalmente le proprie chances di riuscita. Dove «riuscire» non vuol per forza dire diventare Kofi Annan, Bill Gates o Sarah Jessica Parker, ma trovare una posizione all’altezza (anche retributiva) delle proprie qualifiche e aspettative, un ambiente stimolante e incoraggiante, mezzi e strumenti a disposizione che mai ti saresti sognato. Gli ingranaggi selettivi sono spesso spietati, ma diciamo che il solo fatto di essere in quel posto ti offre, in qualche modo, una rendita di posizione. Lo stagista tipico di Ginevra può dunque aspirare a trascorrere i suoi tre mesi di apprendistato all’Organizzazione Mondiale della Sanità o alla Federazione Internazionale della Croce Rossa, o all’UBS, o ancora al Béjart Ballet, a seconda delle inclinazioni. Che, in generale, come punto di partenza, non sono opzioni da buttar via.

Veniamo però al tasto dolente. Se emigri ad un certo punto della tua vita, potresti scoprire che l’aver vissuto dove hai vissuto fino a quel momento non solo non ti aiuta, ma ti penalizza! Esempio. In Italia vige il teorema per cui gli studi classici rappresentano il non plus ultra della formazione superiore. Cinque anni di greco antico, perché la cultura generale, perché il metodo, perché ti apre la mente, perché Cavour. Poi te ne vai in Francia, dove se non c’è scritto «scientifico» sopra, il tuo cv non se lo legge nessuno. E allora con Cavour e il «nodo strategico», ti ci puoi pure legare le scarpe.

Pubblicato su “La Stampa“, venerdì 20 giugno 2008.

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Commento

  1. Ma no, non dire così, noi ci abbiamo le basi, le basi!

  2. Aspetta, volevo tirarle fuori per rispolverarle un po’, le avevo messe proprio qui, accanto ai verbi in mi, ma guarda te, quando ti servono non le trovi più…

  3. Uno scientifico mi dice che forse le avevo messe vicino alle altezze. Ma io di queste cose non ci capisco.

  4. Giovanni, prova a vedere diametralmente agli Acidi se le trovi. uhuhuh

    (pessima, lo so).