in Vivere altrove

Vivere altrove… tra strani nomi

viverealtrove_20060119.jpgEmigri e, fin da subito, la lingua degli “altri” diventa come una musica di sottofondo, un coro, continuo, battente, inesorabile, sempre pronto a ricordare, a te e a chi ti sta di fronte, da dove vieni. Un bollino di fabbrica. Una prova d’acquisto.

La lingua degli “altri”, in bocca all’emigrato, segnala estraneità ed appartenenze, origini e generazioni, scavalcando e scarnificando ogni pur vago tentativo di assimilazione. Il mio “Bonjour” si porta appresso, perennemente, un sottotitolo, una pedante micro-scrittina che grida e, immagino, sempre griderà “Made in Italy”. Poco male. Ma veniamo al punto.

La Svizzera è una federazione che parla francese, tedesco ed italiano, secondo i cantoni. Non diversamente si comporta la televisione nazionale. La sera, quando davvero la stanchezza è troppa, ascoltare il telegiornale del Ticino ha un che di casalingo. Nelle orecchie, il canto di sirena della madrelingua. Questa temporanea ed effimera immersione nei suoni natii è però in gran parte un’illusione, destinata a guastarsi in un attimo. Basta un niente. Come la pubblicità dell’aspirina. “E’ un medicamento”, dice la voce dello speaker, riprecipitandomi subito oltre confine, in un mondo dominato da vocaboli eleganti dal sapore arcaico come “bucalettere” (cassetta della posta), “autopostale” (autobus), “soluzionare” (risolvere), “avantutto” (inannizutto), “corteggio” (sfilata), o da espressioni un po’ stravaganti come “far spiccare il bollore”, (riportato sulle istruzioni per preparare la purea), “Mi ha fatto il bilùx” (a commento di qualcuno che abbia fatto lampeggiare i fari della macchina) o “Vado al servisol” (intendendo il self-service). Del resto lo svizzero italiano è, per definizione, italiano solo per metà, tanto che esiste persino uno Svizzionario. Che spiega, almeno in parte, perché alla domanda “Come va?” gli elvetici del Canton Ticino e delle quattro vallate italofone del Canton Grigioni – Mesolcina, Calanca, Val Bregaglia e Valle di Poschiavo – tendano a rispondere “Ormai”, quasi fossero nel braccio della morte.

Pubblicato su “la Stampa“, venerdì  24 ottobre 2008.

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