in Vivere altrove

Vivere altrove… come Grisé

viverealtrove_20060119.jpgQuando morì di cancro, nel 2005, aveva settantacinque anni e l’intero quartiere di Paquis si vestì a lutto. Pochi giorni fa il Consiglio amministrativo di Ginevra ha preso la decisione di spostarne le spoglie nel Cimitière des Rois, il Cimitero dei Re, angolo di pace e d’eccellenza dove giacciono, tra gli altri, anche i resti di Giovanni Calvino, il riformatore, Jean Piaget il pedagogo e Jorge Luis Borges, lo scrittore. Grisélidis Réal, per gli amici «Grisé», colta cortigiana del secolo breve, scrittrice, pittrice, femminista agguerrita, gomito a gomito, sotto terra, con il severo teologo e pastore protestante, di cui quest’anno cade pure il cinquecentenario della nascita. Un po’ come se in Italia si decidesse di trasferire la salma di Moana Pozzi a San Giovanni Rotondo. Detto, ovvio, con il massimo rispetto.
Ebbene, sulle rive del Lemano, complice forse un’idea di libertà altrove impensabile, lo scandalo non c’è quasi stato. Da tempo ormai la carismatica e combattiva Madame Réal si era guadagnata un posto al sole, per la sua indefessa lotta a favore delle prostitute, di cui rivendicava con convinzione dignità e diritti. Se missione consapevole, volontaria e non forzata, era arrivata a dichiarare nel 1975, quando insieme ad altre cinquecento colleghe occupò la Chapelle Saint-Bernard a Montparnasse dando vita ad uno dei primi collettivi per lucciole, la prostituzione è «Arte, Umanesimo, Scienza». Doveva ben saperlo lei, con «trent’anni di prostituzione alle spalle, tenendo conto delle pause», quattro figli, undici aborti e un divorzio. La strada. Per lei, più che un mestiere, una vocazione, perseguita con ironia e senza acqua alla gola. Mai un destino tracciato da altri. Certo, un po’ esagerava, la «Grisé», alzava la voce, esasperava e provocava, ma solo per forzare i confini del possibile, spostandoli ogni giorno più in là, in modo che il mondo, quello vero, di carne e di ossa, e non quello immaginato o propagandato dai moralisti, ci potesse stare comodo.

Pubblicato su “La Stampa“, il 27 marzo 2009.

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