Scegli dove stare e fanne la tua casa
Sei piccola. Hai ancora le fossette di ciccia sulle dita e il pannolino misura 4+, ti mancano canini ed incisivi, non sai allacciarti le scarpe, nemmeno quelle con il velcro, non arrivi alla maniglia della porta e ogni mattina ti affanni invano a cercar di tirar su la zip del cappotto da sola. Sei piccola, ma certi discorsi è bene cominciare a farli subito. Così hai tempo di rifletterci su. Come hai sicuramente capito, viviamo in un posto strano, in cui non sai mai se devi dire Monsieur o Signore, Arrivederci o Au Revoir, Pronto o Allô. Ancora non ne sei consapevole, né ti importa, ma se ci pensi è una vera fortuna. Possedere due lingue, masticare due culture, appartenere a due realtà.
Sei la figlia di un’emigrazione privilegiata. Sofferta, certo, – quale emigrazione non lo è? – ma comunque privilegiata. Io e tuo padre siamo partiti dall’Italia con la fiduciosa leggerezza di chi canta «Nostra patria è il mondo intero». Vedere l’Italia da fuori ci ha ferito, amareggiato, deluso, imbarazzato. Per un po’. Poi sei nata tu e abbiamo messo nuove radici. Sperando che vivere qui, altrove, ti insegnasse, soprattutto, il gusto della scoperta, della diversità, della varietà di punti di vista. Fino a poco fa il posto dove abitiamo ci sembrava un Eldorado. Un crocevia di popoli e razze piantato nel bel mezzo dell’Europa. Un Paese civile, rispettoso dell’ ambiente e delle regole. Poi qualcosa si è rotto. L’illusione, forse.
Gli abitanti hanno votato a maggioranza una legge che vieta la costruzione di minareti, voltando le spalle ad anni d’integrazione e tolleranza. La Svizzera è sicuramente migliore di questo voto, ma la lezione che occorre trarre e che vorrei insegnarti è chiara. Non esiste il Paese perfetto. Non perdere il tuo tempo a cercarlo e non convincerti di averlo trovato o perso. Non esiste neanche un Paese migliore e uno peggiore. Armati di santa pazienza e invèntati il modo di vivere dove desideri vivere. Mi auguro di riuscire a darti gli strumenti per farlo. Scegli dove stare e a chi appartenere e fanne la tua casa.

Non sentite nostalgia di casa?
Secondo voi vostra figlia si sente più Italiana o Francese?
Certo.. credo sia proprio doloroso emigrare… ma se l’avete fatto vorrà dire che non c’era proprio altra scelta…
Francesco da Palermo
8 gen 10 alle 23:23
Ma che carino, questo, me lo ero perso! Spero che tu stia bene
Un abbraccio
anna balbiano
8 feb 10 alle 23:37