in Vivere altrove

E se l’altrove non fosse di questo mondo?

E se l’altrove non fosse di questo mondo?

A porsi l’annosa domanda è, tra gli altri, un documentario uscito in questi giorni nelle sale svizzere. Realizzato dallo zurighese Richard Dindo l’opera è dedicata ai «Mars Dreamers», ovvero a quanti pensano sia inevitabile, ancorché opportuno, andare, se possibile in un futuro non troppo lontano, a vivere su Marte e che in quest’ottica si allenano per essere pronti alla missione. Dindo – un sessantaseienne con una trentina di film alle spalle – è andato ad incontrarli a casa loro, negli Stati Uniti. Badate bene che non stiamo parlando di qualche eccentrico e allegro svitato, appassionato di Star Trek e Guerre Stellari, che parla il Klingon e saluta i vicini facendo nano-nano. No, parliamo di astronomi, geologi, architetti spaziali, astrobiologi, speleologi, ingegneri, metallurgici e tecnologi venuti dalle migliori università americane e canadesi, informatici, scrittori e fisici membri della cosiddetta «Mars Society», che è una lobby privata nata nel 1998 all’Università di Boulder, in Colorado, che spinge (finora invano) per l’esplorazione del pianeta rosso. Dindo li interroga pacatamente, e senza facile ironia, per lo più sullo sfondo del Mojave Desert, nello Utah, una cornice che più marziana di così si muore. Ne viene fuori uno studio, appassionato e sincero, sull’uomo e la sua ansia o attesa dell’altrove. Di un altrove. Possibile, impossibile, ma comunque presente.

Nel sogno del «Quarto Pianeta dal Sole» c’è infatti un po’ tutto: il gusto per l’evasione e l’avventura del pioniere, il desiderio irrefrenabile della scoperta, della conoscenza, o della semplice fama, la speranza in un mondo diverso. In altre parole l’Utopia e la Scienza insieme. Come spesso accade.

«Scopri cosa c’è laggiù prima di iniziare a cambiarlo» chiosa un indiano d’America alla fine del film, riportando rapidamente il fuoco dell’ obbiettivo sul blu del pianeta Terra e sulle sue velleità.

Pubblicato su “La Stampa” il 19/2/2010.

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