in Vivere altrove

Merenda a casa di Naia

Ci siamo. È arrivato il momento. Finalmente. Realizzo solo adesso che nella mia testa questo incontro rappresenta una specie di traguardo, una soglia. Mentale, culturale, ma soprattutto sociale. Il segno che qualcosa è cambiato. Che ne abbiamo fatta di strada, quaggiù, al di là delle Alpi.

In effetti, me l’ero posto come obiettivo già da un po’, ma non volevo accelerare i tempi. Insomma, non puoi importi agli altri e raccontarti che ti sei integrato. Non funziona così. Il meccanismo è semplice. Il primo posto da cui attingi amici e frequentazioni, diciamo, «locali», quando vivi all’estero, è, giocoforza, il posto di lavoro. È logico né potrebbe essere altrimenti, dato che in ufficio trascorri ben oltre la metà della giornata. Credetemi sulla parola: o il tuo significant other è del luogo, o l’inserimento nella vita sociale si misura in lustri, quale che sia la tua intraprendenza! Conclusione, i colleghi, se sei fortunato, diventano i tuoi amici. Niente in contrario, per carità. Ma se ti va di ampliare, non fosse che un poco, i tuoi orizzonti? Pieno di speranza ti rivolgi allora ai vicini di casa. In questa porzione di mondo però – che è una specie di enclave del Cern, sperduta in aperta campagna – non solo non esistono i quartieri, ma il rischio che i suddetti vicini coincidano, ahimè, con i colleghi è altissimo. Di nuovo, puoi ritenerti baciato dalla Dea bendata se riesci a variare almeno un po’ pescando, oltre a fisici, qualche ingegnere o tecnico informatico. Oltre a quello, peggio che andar di notte. Non resta che arrendersi all’evidenza.

Poi arriva lei. Paffuta, simpatica, del tutto disinibita. È lei che ti spinge, ti obbliga, a forzare i confini, come fosse la cosa più naturale del mondo. E così, tra due ore andremo a fare merenda a casa di Naia. Due anni e due mesi, occhioni blu, una quantità sterminata di denti davanti. Da sempre, da subito, la migliore amica di Giulia alla «crèche», il nido di noialtri. Madre spagnola, padre tedesco. Per loro, noi siamo solo «Giulia’s mum and dad». Ed è davvero una conquista.

Pubblicato su La Stampa il 02/04/2010.

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