in Vivere altrove

Il cervello delle mamme

Stoccolma, qualche anno fa. Lei passeggia tranquilla con marito e figlio, approfittando di una delle rare giornate di sole che offre il Grande Nord. Il parco è gremito e la famigliola adocchia un gruppo in maglietta rossa. Incuriosita lei si avvicina. L’occhio le cade sulla scritta: «Offriamo lavoro a genitori di bimbi piccoli ». Una signora in rosso intercetta lo sguardo perplesso e dopo breve inizia a spiegare. Che lavora in un’ azienda che si occupa di informatica, che l’azienda sta andando bene e cerca nuovo personale da assumere. «E lo cercate tra i genitori di bimbi piccoli?» chiede lei incredula. Certoche- sì, risponde la signora in rosso, decisa. I genitori di bimbi piccoli hanno infatti proprio le caratteristiche che un’azienda come la sua ricerca ed apprezza in un lavoratore. La signora usa parole come «efficienza » e «concretezza», «empatia» e «problem solving», «flessibilità» e «multitasking». Ma quello che più colpisce l’ascoltatrice è il tono d’ovvietà con cui racconta tutto questo. Come a dire «Giusto te che vieni dall’ Italia non le sai ‘ste cose!».

Lei sente che grazie alla signora in rosso di Stoccolma un mondo nuovo le si è spalancato davanti agli occhi. Un mondo in cui diventare genitori è considerata una ricchezza anche per le aziende, e non un infausto «incidente di percorso che si spera incida il meno possibile sul rendimento- ore dell’impiegato».

Rientrata dal viaggio, scopre che una certa Katherine Ellison la pensa esattamente come la signora in rosso di Stoccolma e ha infatti scritto un libro, «The Mommy Brain: How Motherhood Makes Us Smarter». La giornalista conferma la teoria: il cervello delle mamme, e, (udite, udite!), anche quello dei papà – ovvio, di quelli che hanno voglia di tornare a casa, di cambiare i pannolini e di fare le lavatrici, deipapàdi fatto, insomma,enon solo di nome – si modificano in modo profondo, aumentando capacità di percezione, efficienza, resistenza,motivazione e intelligenza emotiva. Meditate aziende italiane. Meditate.

Pubblicato su “La Stampa” il 15/5/2010.

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