in Vivere altrove

La Rambla parla italiano

Un tempo ci volavano con 35 euro per una fuga romantica nel fine settimana. Poi hanno cominciato ad affollarne i musei in gita scolastica. Adesso si stima che siano oltre 40 mila i ragazzi e le ragazze italiane che vivono, in pianta più o meno stabile, a Barcellona. Molti, soprattutto all’inizio, svolgono lavori semplici. Camerieri, commessi, operatori in un call center. Altri, non tutti, sono riusciti ad inserirsi in ambienti professionali prestigiosi o a trovare molto semplicemente il lavoro per il quale hanno studiato. Hanno tra i 25 e i 39 anni e una certezza in comune: la vita è lì e a casa non si torna. «La Rambla parla italiano», dice seria una nonnina catalana osservando il flusso ininterrotto di persone che scorre nel boulevard più famoso della città. E i registri comunali lo dimostrano. In soli dieci anni il numero di italiani residenti a Barcellona si è moltiplicato per otto facendo degli abitanti del Belpaese il quinto gruppo nazionale.

Del resto secondo l’Eurispes un italiano su tre oggi abbandonerebbe il suo Paese e più del 55% dei neolaureati preferirebbe cercare lavoro altrove. Sì, ma allora perché proprio Barcellona? Perché gli italiani la conoscono, perché ha fama (se l’è costruita) di essere dinamica e cosmopolita. Perché va di moda, certo, anche. Ma pure perché la qualità della vita è infinitamente migliore. Perché ci si diverte di più, costa di meno, si trova lavoro, c’è posto per tutti. Perché hai la sensazione che valga la pena. Le università danno borse di studio che ti permettono di vivere, l’affitto costa un terzo che a Roma, un quinto che a Milano, i trasporti pubblici funzionano, i taxi non costano come la rata di un mutuo, le leggi bhè, quelle si sa, ti consentono di vivere la tua vita senza fare i conti con il Vaticano, che tu stia con un uomo, una donna, un coetaneo, un vecchio, un bambino. Marte, vista dall’Italia. Perché, ha scritto una volta qualcuno, «se nasce qualcuno fanno una festa, se muore qualcuno fanno una festa più grande». E se vuoi un vestito per il matrimonio, ti chiedono di che colore: rosso? verde?

Pubblicato su “La Stampa” il 25/6/2010.

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