in Vivere altrove

Sintomi da stress migratorio

Sintomi da stress migratorio, li chiama Francesca. E tanto per capirci Francesca non è un’ornitologa che studia stormi di rondini impazzite o aironi schizofrenici, affetti da depressione. Francesca è una psicologa che vive a Barcellona. Grazie a lei, scopro l’ennesimo modo di guardare all’emigrazione, esplorando, per così dire clinicamente, il senso di estraneità e le crisi che accompagnano le prime fasi di adattamento, frutto in genere della tentazione che l’emigrante ha di fare finta che tutto sia come prima, che niente sia cambiato, se non in meglio.

Alcuni, spiega Francesca, parlano addirittura di «lutto migratorio» (sarà per questo che si dice: «Partire e un po’ morire »?), con l’alternarsi di «negazione» (non si accetta la realtà del cambiamento), «resistenza», (proteste e lamentele di fronte allo sforzo che l’adattamento richiede), «accettazione » (che permette una fase di separazione dalla propria cultura e insediamento nella nuova) e infine «restituzione », (la finale riconciliazione affettiva tra gli elementi che caratterizzano la cultura di origine e la nuova situazione). Chi prima chi dopo, – a seconda dell’età, della condizione socioeconomica, del grado di conoscenza della lingua del paese ospitante, della qualità di vita e dei rapporti che si avevano nel paese d’origine, – tutti gli emigranti passano attraverso la centrifuga emozionale che Francesca ha la dote di sintetizzare in fasi forse fin troppo lapidarie.

E tutti, presto o tardi, arrivano all’elaborazione delle proprie emozioni e all’attivazione del processo di con-vivenza. Ebbene chi da italiano è emigrato in Europa, passerà attraverso questo processo in modo più indolore di, mettiamo un africano emigrato in Giappone, perché, come ha di recente ricordato qualcuno «l’euro e l’Europa sono proprio la possibilità di restare italiani, greci, spagnoli e francesi senza essere umiliati dalle stupide politiche nazionali dei rispettivi paesi». L’Europa, insomma, che per molti di noi è già realtà, assicura la migrazione senza troppo stress.

Pubblicato su “La Stampa” il 12/11/2010.

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