in Vivere altrove

Un posto dove esprimere al meglio il tuo potenziale

Sei piccola, scrivevo dodici mesi fa. Sei ancora piccola, ripeto adesso. Tanto che devi concentrarti per riuscire a selezionare tre dita e mostrare quanti anni hai. Il pannolino è finalmente acqua passata. Hai dei denti appuntiti da T-Rex che è una guerra farti lavare mattina e sera, e continui a non saperti allacciare le scarpe. Hai da poco appreso a disegnare rispettando i margini e, ahimé, da qualche mese arrivi anche alla maniglia delle porte, il che ti dà una fallace impressione di onnipotenza. Dici «Sono io che decido!» con fare da ventenne sulle barricate, ma ancora credi alla fatina dei vestiti e al «mare delle cacche» e a Grande Orso che ogni notte monta la guardia davanti alla porta socchiusa di camera tua, per farti sentire al sicuro.

Erik, il tuo Erik, un bimbo biondo, paffuto, gentile, americano, con cui hai condiviso le giornate dell’asilo da quando entrambi avevate nove mesi, è partito per Chicago e per la prima volta, forse, sei stata costretta a realizzare cosa vuol dire veramente vivere altrove. Vivere qui, dove tutti, o quasi, vengono da qualche parte e dopo un po’, per svariate ragioni, ripartono. Per affrontare la tristezza ti sei inventata un nuovo gioco. Si chiama: partiamo tutti per «Sci-ca-gò». Fai le valigie, raggruppi tutti i tuoi giochi sotto il tavolo, prepari i tuoi bebé e inviti i presenti a salire sulla macchina o sull’aereo. Pronti… via, inizia una nuova vita. Non esiste il Paese perfetto, ti scrivevo l’anno scorso.

Continuo a pensarlo anche ora. Soprattutto ora, mi vien da dire, quando la sera mi ritrovo con tuo padre a fare la lista delle nuove possibili destinazioni, studiano paralleli e meridiani, contando le ore di fuso rispetto all’Italia (più di tre, meno di otto, possibilmente), cogitando il se, il quando, il come, il perché. Sei ancora troppo piccola per dire la tua e questo carica noi di un’enorme responsabilità, quella di scegliere, dove e se possibile, un posto che permetta a tutti noi e a te per prima di esprimere al meglio il nostro potenziale.

Pubblicato sub “La Stampa” il 24/12/2010.

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