in Vivere altrove

Va bene partire, ma comunque, ecco, parliamone magari

E se un giorno l’altrove diventasse un posto in cui, per sei mesi l’anno, si indossano i pattini da ghiaccio, e per gli altri sei, probabilmente, ci si muove pagaiando lungo un fiume in canoa? Un posto in cui la cosa più vicina alla storia antica che ti è capitato di incrociare, ovvero la biblioteca del Parlamento, data 1857 (e comunque è andata a fuoco nel 1916 e quella che vedi è una semplice riproduzione)? Un posto in cui, pur non essendo l’Inghilterra, tutti amano sconsideratamente la regina Elisabetta II, che in effetti, se ci si riflette un attimo, è regina di un sacco di posti oltre che dell’Inghilterra? Un posto in cui, quando non sono lì impalati ad ammirare il dipinto della loro regina, tutti si spostano con il tazzone di caffè bollente in mano (pattinando sul ghiaccio, ovviamente) e a nessuno viene in mente la possibilità di berselo seduti ad un tavolino?

Un posto pulito, molto pulito, davvero pulito, pieno zeppo di alberi e verde (quando questo, ovviamente, non sia ricoperto da uno strato neanche troppo sottile di ghiaccio), dove le case costano poco e hanno tutte il portico, il garage, il muro di mattoni a vista, il tetto spiovente e il giardinetto sul retro, le università sono pubbliche, grandi e luminose, piene di studenti che non hanno nessun motivo di arrampicarsi sui tetti, e i supermercati occupano interi quartieri sotterranei e quando ci entri non sei certo di riuscire a ritrovare la via di casa? Un posto in cui esiste l’iced wine, che, per chi non lo sapesse, è un vino che si ottiene quando si vendemmia a meno 20° ed esiste, sia chiaro, solo ed esclusivamente perché le condizioni climatiche non consentirebbero mai e poi mai la produzione, chessò, del Barbaresco o del Roero Arneis (altrimenti non me lo spiego)? Un posto pieno di aceri, foglie di acero, e sciroppo di acero e quadri di artisti contemporanei che ritraggono aceri e foglie di acero in un tripudio meta-artistico di rossi e arancioni e gialli e marroncini? Va bene partire, ma comunque, ecco, parliamone magari.

Pubblicato su “La Stampa” il 18/2/2011.

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Commento

  1. Tra l’altro non hai citato per sensibilità il tasso di suicidi giovanili.