in Vivere altrove

Un po’ come origliare alla porta

È stato un po’ come origliare alla porta. Quando si accosta l’orecchio, al contempo famelici ed esitanti, e con la massima concentrazione possibile, si cerca di distinguere e incamerare sillabe e parole, suoni e silenzi. Quando si resta con il fiato sospeso nell’attesa di sapere come andrà a finire, appesi al filo di un racconto frammentario che spetterà poi all’immaginazione completare, più tardi.

Nei quattro giorni di un ponte di inizio estate che, per qualche strana e clemente coincidenza astrale, ha fatto coincidere la festa della Repubblica italiana con il giovedì dell’Ascensione calvinista e un venerdì di «recupero» del Primo Maggio domenicale, una nutrita ed affezionata delegazione di torinesi ha varcato le Alpi ed è venuta in visita nella ridente campagna francese che è il mio altrove. Tra gite bucoliche, pizze fatte in casa, grigliate, feste di paese e bagni improvvisati (e molto probabilmente illegali) nelle fontane dei parchi ginevrini, il ritrovo ha permesso nell’ordine di: confrontare ricordi d’infanzia che si credevano sepolti e invece no; dibattere di politiche energetiche, omeopatia, OGM e scuole materne in Italia e nel mondo; commentare, da fuori e dentro i confini nazionali, parabole elettorali, sfortunati editoriali, verande e terrazze, ricette a base di melanzane e iniziative sperimentali nei quartieri periferici dei grandi centri urbani.

Le lunghe chiacchiere serali hanno, più che tutto, scaldato il cuore. Ma poi, a pensarci bene, hanno anche permesso di ridisegnare la mappa esistenziale e mentale di una Torino lontana, con preziosissimi aggiornamenti: i locali, le iniziative, i vecchi e nuovi equilibrismi, i figli, i matrimoni, i traslochi, i venti, i trenta e i quarant’anni di amici e amici di amici e amici di amici di amici (insomma lo sapete meglio di me com’è Torino…). È stato un po’ come origliare alla porta, dicevo. Con la consapevolezza che non entrerai nella stanza. Però è stato bello. E, per qualche ora, è stato come essere di nuovo lì.

Pubblicato su “La Stampa” il 10/6/2011.

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