in Vivere altrove

Un libriccino blu con una donna alla finestra in copertina

Ero in volo su un aereo sgangherato che daPembarientrava a Maputo, Mozambico, dopo un mese passato tra le piantagioni di the della Zambesia, a raccogliere storie di contadini e raccoglitori e dei vari modi che si erano inventati per ingannare la povertà. In mano avevo un libriccino blu con una donna alla finestra in copertina. Leggendolo allora, su quel volo, feci quello che, ancora oggi, considero il mio primo, vero pianto da esule. Un pianto liberatorio e profondo, sommesso (ma neanche poi tanto) e orribilmente consapevole. Un pianto di agnizione, se si dice così, nel senso che nasceva dalla scoperta, rivelatrice, di parole che esprimevano, esattamente, ciò provavo in quel momento. Parole che davano voce a quel senso di sospensione tra duepatrie, di costante duplice appartenenza, che da allora non mi avrebbe mai abbandonato. Il senso, mite, dell’andare, l’umiltà del disorientamento, il bruciore del distacco, il desiderio pungente del ritorno, la voglia di radicamento, la consapevolezza dell’irreversibilità del passo compiuto, il confronto continuo tra due realtà, il peso leggero e pesante del ricordo. Il libriccino che mi ha insegnato a dare voce a questo materiale umano era «Vivere altrove » e questa rubrica deve a lui la sua nascita e la sua costante ispirazione.

Domenica pomeriggio ho conosciuto di persona l’autrice. Marisa Fenoglio è una signora distinta ed elegante, una scrittrice che domanda il permesso di raccontare le sue storie, e quasi si stupisce, incredula, se il pubblico si ferma ad ascoltarla e nel farlo prende appunti. Nel suo nuovo libro, «Il ritorno impossibile», scrive Altrove con la «a» maiuscola, perché sa ciò di cui è fatto, mi dico. E aggiunge che «ha un cuore longevo». Mi siedo e la guardo come si guarda, sul sentiero, in salita, chi ne sta già scendendo, dopo aver guadagnato la cima ed essersi gustato il panorama e il panino al prosciutto. Mi siedo e l’ascolto come si ascolta chi ha già vissuto molto di ciò che ancora mi aspetta, chi si è già posta le domande, e in molti casi, si è già data le risposte. E per fortuna, ha deciso di metterle per iscritto.

Pubblicato su “La Stampa” il 18/5/2012.

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