in Vivere altrove

Dove il tempo rallenta, il silenzio è pieno e l’aria sa di fumo e di mare

C’è la spiaggia nera, bollente. La spiaggia lunga, la chiamavano fino all’anno scorso, ma l’inverno e la violenza del mare l’hanno lavata via per metà. È il vulcano, che zampilla fiamme rosse e gialle proprio di fianco alla luna e noi, incantati e smarriti, a chiederci perché mai qualcuno dovrebbe decidere di abitare su un vulcano attivo.

Ci sono le case bianche, con le porte blu e i fiori rosa scuro e le canne ad ombreggiare le terrazze. Le case, che vengono ridipinte ogni estate, e che qui hanno un nome, quasi fossero persone: casa camino alta, casa camino bassa, casa Gertrud, il castello.

C’è una libreria, a due piani, piena zeppa di saggistica e di fiabe per bambini. Ci sono i gatti, veri padroni di strade e cortili, il pescivendolo a domicilio e la signora che suona il coro del Nabucco al pianoforte mentre facciamo colazione in giardino. C’è Bartolo con i denti storti e la pelle bruciata, che ci fa fare il giro dell’isola in barca, e Luciano, che fa una pizza «vista mare» e d’improvviso realizziamo che quella che mangiamo in Svizzera non è pizza, davvero, no, neanche alla lontana. Neanche da Ennio.

C’è anche il Presidente, sull’isola, per qualche giorno. Il Napoletano, come lo chiama Giulia. Che fa il bagno come noi, che saluta cortese, che si protegge dal sole con la maglietta azzurra di Decathlon. C’è una giornalista, che lo aspetta ogni giorno per fotografarlo durante la passeggiata serale e gli chiede cosa ha mangiato a pranzo e che cos’è il profumo che si sente sull’isola. E ci sono le guardie del corpo, insieme a lei, in pantaloncini corti e polo bianca, che non sembrano guardie e salutano cortesi anche loro, e intrattengono la giornalista parlando del più e del meno.

Quest’estate siamo emigrati a Stromboli per diciassette giorni. Vivevamo sulla punta estrema di Piscità. Era Italia e non lo era. Di sicuro non era altrove (o forse si?). Era Stromboli, appunto. Dove il tempo rallenta, il silenzio è pieno e l’aria sa di fumo e di mare. È stata casa nostra, almeno per un po’.

Pubblicato su ‘La Stampa” il 5/10/2012.

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