in Vivere altrove

Strade lunghe e polverose

Ha ventisette anni, i capelli biondi e gli occhi azzurri come il fondo di una piscina. Si chiama Cheryl, e viene dal Minnesota. Nel giro di sei mesi perde la madre a causa di una malattia fulminante, e l’equilibrio della sua esistenza va improvvisamente in fumo. Inizia a viaggiare senza bussola per gli Stati Uniti, si droga, prova, ma non riesce, a tenere insieme il resto della sua famiglia, i due fratelli, il padre acquisito, persino Lady, la cavalla. Si piega, si spezza, si accascia.

Toccato il fondo, in quattro anni, un’idea inizia a farsi strada nella sua testa. Un’idea impulsiva, un po’ folle. E a poco a poco l’idea diventa l’unica opzione possibile. Per riempire il buco, buio e freddo, che le si allarga nel petto, per ritrovare un senso, per riscoprire qual è il segreto che ci tiene in vita e ci fa andare avanti. Percorrere a piedi gran parte del Pacific Crest Trail, il PCT, uno storico sentiero d’alta quota che va dal deserto di Mojave, al confine con il Messico, fino al Canada, passando per la California, l’Oregon e lo stato di Washington. Cheryl non è un’alpinista, non ha fatto il boy scout, non sa come filtrare l’acqua di un lago per poterla bere, o ricaricare il fornellino a gas, sbaglia a comprare gli scarponi troppo piccoli e non ha la più pallida idea di come alleggerire «Monster», uno zaino che pesa più di quanto lei potrà mai sollevare. In una solitudine radicale, punteggiata qua e là di incontri magici con la natura più selvatica e l’umanità più preziosa, Cheryl esce dalla foresta tre mesi e 1600 chilometri dopo. Trasformata dal viaggio, dalla fatica, dalle ferite, dalla paura, dallo sfinimento, dalla lentezza dell’andare, dalla fuga, dall’umiltà necessaria per tagliare il traguardo. «Wild», il libro che racconta la sua storia, è arrivato sul mio comodino dritto dritto da una libreria di Aspen, Colorado (in italiano è tradotto da Piemme).

Il mondo è pieno di strade lunghe, ripide e polverose da percorrere in silenzio. E tutti noi dobbiamo prima o poi trovare il coraggio di scoprire dove vanno.

Pubblicato su “La Stampa“, 12 aprile 2013

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