in Vivere altrove

La rotta degli addii

La copertina, in bianco e nero, ritrae una donna, un uomo e un bambino di spalle, intenti a fissare un orizzonte indistinto. «Riesci a vedere la rotta che gli addii tracciarono nel tempo?» recita una poesia, una delle tante raccolte in un libro, intenso come solo i libri di poesia riescono ad essere.

Il primogenito della neonata «Rayuela Edizioni», dedicato agli «Italiani d’altrove», ventiquattro autori sudamericani contemporanei, figli e nipoti di Italiani trasferitisi in Argentina, è curato da Milton Fernandez, attore, scrittore e drammaturgo uruguaiano e direttore artistico del Festival della Letteratura di Milano. Un viaggio a ritroso nella storia, tramite le parole, sfuocate, di «portatori sani di un paese immaginario», spesso conosciuto solo tramite i ricordi e i racconti dei genitori o dei nonni. Come se quella traversata oceanica, mai compiuta, fosse una stigmate indelebile, una condanna continua al viaggio, ancorché mentale. Sembra di vederli, questi vecchi impigliati nella loro terra e nella loro lingua madre: «Lui ci leggeva Pascoli nella luce del mattino» scrive Maria Teresa Andruetto, «parlava dei pomeriggi, quelli di autunno, dei cani che annusavano funghi, quando col padre usciva in cerca di tartufi. Lei sapeva a memoria la sua vita. Lui nominava la guerra, gli anni della fuga, l’abbraccio di Paolo e dell’Etiopia. Lei nascondeva sotto il piatto le lettere che arrivavano, e sapeva tutti i nomi dei cugini lontani. A volte nelle sere recenti dell’autunno, lei ricorda Pascoli e un Paese mai visto: c’è un bimbo con suo padre e qualche cane, c’è un uomo che arranca lungo i tetti, e un amico, ed è autunno, e c’è la guerra».

E poi c’è la lingua, che è  il primo luogo scambiato, promessa di comunità e spazio di relazione, vocabolario personale, melodia individuale, la cui metrica si fa, in gola e sulla lingua, biografia di ciascuno.«Mia madre parla nella lingua dei suoi ricordi» scrive Roberto Casanova Gianuzzi, «mio padre racchiude i suoi accenti fino alla fine della vita, per poter essere felice».

Pubblicato su “La Stampa”, 26 Aprile 2013

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