in Vivere altrove

Quando il popolo si esprime

In Svizzera si vota spesso. Le iniziative popolari rappresentano uno dei perni del sistema elvetico. La popolazione si esprime regolarmente su quesiti referendari tra i più disparati.

C’è stata la volta in cui hanno votato contro le sei settimane di ferie obbligatorie, la volta in cui hanno detto no all’apertura prolungata dei negozi, la volta in cui hanno rifiutato seccamente di imporre un limite massimo alla differenza tra lo stipendio più basso e quello più alto all’interno di una singola azienda e quella in cui hanno stabilito che non avrebbero abolito l’obbligo di leva. All’inizio di febbraio hanno votato di nuovo, e questa volta una risicata maggioranza ha deciso di porre delle limitazioni all’immigrazione e alla libera circolazione delle persone anche se provenienti dall’Unione Europea. L’esito ha infastidito e deluso quasi tutti. I primi a stupirsi sono stati gli Svizzeri stessi. La maggioranza dei partiti, i sindacati e gli esponenti dell’economia e della finanza si erano infatti schierati a favore del «no» (lo iato tra realtà politica e realtà sociale, non è, a quanto pare, una prerogativa esclusivamente italiana).

La geografia del voto è presto detta: i cantoni con le performance economiche peggiori hanno accettato l’iniziativa, mentre città come Ginevra, Basilea o Zurigo l’hanno bocciata nettamente.

Gli scenari futuri restano da decifrare. Il voto popolare è sfociato in una decisione di principio a livello costituzionale. Il modo in cui questa decisione sarà applicata è un problema di governo e parlamento.

È tuttavia facile prevedere che qualsiasi contingentamento dell’immigrazione creerà più problemi di quanti non ne risolverà. Stando ai dati dell’Ufficio federale di statistica relativi al 2013, infatti, i lavoratori stranieri presenti sul territorio della Confederazione rappresentano il 30% della forza lavoro. Di questi, il 70% proviene da Stati dell’Unione Europea.

Un voto miope e ottuso, antieuropeista e conservatore.

Spiazza, allora, constatare che, lo stesso giorno, quasi il 70% di quei votanti abbia invece bocciato la proposta, avanzata dallo stesso partito che ha promosso l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa», che prevedeva che l’interruzione volontaria di gravidanza non fosse più coperta dall’assicurazione sanitaria obbligatoria.

Pubblicato su “La Stampa” il 21/2/2014

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