in Vivere altrove

Matrimoni per amore, matrimoni per forza

Alla radio. Avvocato in studio. Il giovane Jean-Baptiste telefona, racconta la sua storia e chiede: «Posso sposarmi via skype?».  L’avvocato sorride, esita, chiede dettagli e concede un timido «magari in futuro, chissà».

Le tradizioni matrimoniali cambiano a seconda della latitudine e della longitudine, dell’estrazione e della credenza. A volte (ma più raramente), del tempo che passa. Sono peculiari, talvolta crudeli, commuoventi o ridicole, intrise di storia e tradizioni.

In Scozia gli sposi vengono imbrattati di ogni sorta di schifezza come gesto d’affetto. In Germania gli ospiti devono rompere tutti gli oggetti di porcellana presenti nella casa dello sposo per propiziare la fortuna. In Pakistan allo sposo si rapiscono le scarpe per poi poter chiederne il riscatto. In Cina, nella provincia di Sichaun, la sposa piange un’ora al giorno per i trenta giorni precedenti le nozze, insieme alla madre e alla nonna, come espressione di intensa gioia, mentre nella comunità Tidong agli sposi non è consentito andare in bagno per i tre giorni successivi il grande sì. In Mongolia è il fegato di un pollo a decidere la data delle nozze. In Grecia le spose hanno l’abitudine di mettere una zolletta di zucchero nel guanto, per addolcire il fatidico momento. In Malesia la sposa invia allo sposo vassoi coperti di fiori e gru di origami fatti con i foglietti delle bollette. A Giava la sposa lava i piedi allo sposo, in Corea invece sono gli amici dello sposo a colpire la pianta dei suoi piedi con bastoni e pesci essiccati.

In Afghanistan gli sposi festeggiano in due stanze separate e regalano mandorle agli invitati, amare fuori, e dunque simbolo dei tempi duri che la coppia dovrà affrontare, e dolci dentro, come la tenerezza che li unirà. Tra i Masai del Kenya, il padre sputa sul capo e sul seno della futura sposa per benedirla, mentre in Congo durante il giorno delle nozze è vietato sorridere, persino nelle foto ricordo. In Repubblica Ceca si pianta un albero nel giardino della sposa, per augurarle una vita lunga e serena. In Galles si mette il mirto nel bouquet per lo stesso motivo.

Chi lo sa, magari in Svizzera, tra non molto, basterà accendere il computer e guardarsi negli occhi.

Pubblicato su “La Stampa”, 21 Marzo 2014.

Scrivi un commento

Commento