in Vivere altrove

Acqua di sorgente

Mi ha seguito per un po’. Pantaloni corti, camicia a righe, cappello di paglia. Camminava scalzo, un machete in mano per farsi strada nella foresta e tagliare i cespi di banane mature dagli alberi. Arrivati alla sorgente si è seduto all’ombra e mi ha sorriso. Un sorriso curioso, fatto più con gli occhi che con i denti. Selissa Seliancé ha 70 anni, 7 figli, e vive in cima a una valle verdeggiante sulle montagne di Ennery, Haiti. Sua moglie è una donna dall’aria espansiva, sua suocera, che sfiora probabilmente i novant’anni, canta con voce da bambina.
La sorgente ai nostri piedi sgorga sulla sua terra e Selissa ha acconsentito che fosse messa in sicurezza, che l’acqua venisse incanalata in un sistema di filtraggio, trattata con il cloro in un’immensa cisterna e fatta scendere giù fino in paese. Non ha chiesto niente in cambio. L’impresa idraulica è durata oltre un anno e ha mobilitato l’intera comunità. Non tutti erano d’accordo. Gli spiriti non lo avrebbero permesso, dicevano. Ad Haiti, tra pratiche voodoo e proseliti di avventisti, episcopali, evangelici e battisti d’assalto, la divinità è onnipresente ed è impossibile non farci i conti. Ma Selissa, lui, mentre mi apre le porte del tempio voodoo che ha costruito proprio accanto alla sua casa bianca e azzurra, mi dice che non ha esitato a lungo. Il figlio di questo ometto che di fragile ha solo l’apparenza è diventato responsabile del cantiere. Il suo granaio si è trasformato in deposito d’attrezzi, la casa ha ospitato e nutrito gli operai. Quando l’acqua è arrivata a valle anche i più scettici hanno incominciato a ricredersi.
Acqua. Ad Haiti ce n’è sempre o troppa o troppo poca, e quando c’è, se la bevi, ti ammali. Donne e bambini nelle campagne camminano per ore per andare ad attingerla da pozze insalubri e per le strade della città si fa fatica a non calpestare i resti dei sacchetti mono porzione di acqua potabile acquistati a 2.5 gourdes l’uno.
L’acqua della sorgente di Selissa adesso entra nei cortili delle case di Ennery e gli abitanti impareranno a berla senza averne troppa paura. Gli spiriti dopotutto non sembrano troppo contrari.

Pubblicato su “La Stampa -Torinosette“, 28 Novembre 2914.

 

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