in Vivere altrove

Nessuna pietà

Siamo in trentatré, stipati in uno stanzino che non misura più di quattro metri per quattro. C’è poca luce, odore di fritto e sudore. La porta sul retro è chiusa con un chiavistello, quella sul davanti no. Sul lato una finestra e tre panche. Al centro una scrivania, sopra cui è stata appoggiata una cassetta di sicurezza, chiusa con tre lucchetti.

Sono stata invitata ad assistere alla riunione di un gruppo di quartiere che a Carrefour, da quasi due anni, si riunisce per raccogliere i propri risparmi. Il gruppo ha creato un fondo di solidarietà, cui attingere in caso di imprevisti. A seconda dei bisogni e delle disponibilità, i membri possono anche richiedere un prestito, che le banche non gli concederebbero mai. La riunione è in effetti una vera e propria cerimonia. Si apre e si chiude con una preghiera. D’altronde siamo ad Haiti, dove tra cosmologia voodoo e divinità appartenenti agli olimpi religiosi più disparati, la spiritualità permea ogni aspetto della vita e condiziona ogni decisione, pubblica o privata che sia. Basti pensare che la lotteria si chiama “Padre eterno” e i tap-tap, coloratissimi pulmini che circolano a tutte le ore, hanno, al posto dei numeri, l’indicazione di salmi biblici, o scritte come “Sangue dell’agnello” e “Credi nel Signore”.

Il gruppo di risparmio non fa eccezione: si chiama “Osanna”. In un’atmosfera grave si alternano appelli, resoconti, pagamenti. Le cifre vengono pronunciate dal presidente e ripetute ad alta voce da tutti i presenti. Siamo lontani anni luce dalla finanza intangibile, dall’economia immateriale. Qui i soldi sono farina per fare dolci, sapone da vendere in barre porta a porta, uniformi per mandare a scuola i propri figli. Il gruppo si autogestisce e il controllo tra pari funziona. Eccome.

La cassetta viene richiusa. Le chiavi dei lucchetti confidate a tre persone che le custodiranno fino alla settimana successiva. La riunione è sciolta. Le labbra tornano a sorridere. L’aria pare rarefarsi. Chi ha scritto che Haiti non ha bisogno di pietà, ma di rispetto, ha senz’altro avuto il privilegio di partecipare ad una riunione come questa.

 

Pubblicato su “La Stampa”, 12 dicembre 2014.

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