in Vivere altrove

Se sposti la linea del possibile

Takao alleva le anatre al posto dei pesticidi per disinfestare le sue risaie dalle erbacce.
Bunker insegna alle nonne più povere del mondo (nonne, nonne, non donne, avete capito bene) come diventare ingegneri solari. Le invita in un campus sperduto tra le colline del Rahsamand e, in soli sei mesi, dona loro tutti gli elementi necessari per sfruttare l’energia solare nei loro paesi d’origine. Jordi ha inventato un metodo per prelevare il sangue senza aghi. Indolore ed economico. I bambini ringraziano. E un po’ anche i grandi.  Madame Chatrakul fabbrica scarpe con la pelle del pesce (d’altra parte perché il serpente sì e il pesce no?) e Francisco fa saponette con l’olio di frittura esausto. La banca di Plernpis Thongklad in Thailandia non presta soldi ma bufali, per tre anni. Martine trasforma i gusci di ostrica destinati alle discarica in pittura e Stephan Wrage costruisce aquiloni giganti per trainare le navi porta-container senza usare carburante. Bart è diventato istruttore di topi sminatori (ma c’è anche chi sta cercando di farne degli sniffatori di tubercolosi o di tumori alla prostata!) e Yukihiro ricicla pannolini (il Giappone da solo ne consuma 60 mila tonnelate all’anno) per farne combustibile. Petra, biochimica svedese, ha trascorso undici anni a creare un sistema semplice e di facile impiego per purificare l’acqua con la luce del sole ed Eben, negli Stati Uniti, si è inventato un imballaggio a base di funghi e concime organico: economico, resistente e, a differenza del polistirene, in grado di decomporsi prima di 10 mila anni.

Ambiziosi e ostinati, giovani, giovanissimi o pensionati, visionari o realisti, creativi e coraggiosi, gli innovatori (o imprenditori) sociali sono individui posseduti da un’idea, gente dal respiro lungo e dallo sguardo che si perde all’orizzonte. Che vivano nel nord o nel sud del mondo, in Brasile, Cambogia o Islanda, hanno in comune la capacità di trasformare gli ostacoli in opportunità, i problemi in soluzioni a lungo termine per chi più ne ha bisogno, di sfidare lo status quo, spostando la linea del possibile.

Pubblicato su “La Stampa“, il 6 febbraio 2015.

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