in Vivere altrove

Se le nonne accendono la luce

Non crede all’istruzione formale, Roy, anche se lui ne ha ricevuta una costosa ed esclusiva. Non crede ai diplomi di carta, agli insegnamenti che vengono dall’esterno, alle soluzioni esogene che cercano di imporsi dall’alto senza avere radici nella terra che le riceve. Diffida della tecnologia quando la si usa senza essere capaci di comprenderne i meccanismi e di riprodurla. Quando rende schiavi e non liberi. Considera valore l’educazione, la cultura dell’esperienza, il sapere tradizionale, l’apprendimento tra pari, la parità tra uomini e donne, l’autosufficienza, la dignità dell’essere umano, indipendentemente da.

Visionario, eccentrico, carismatico, integro fino al midollo e austero come solo un gandhiano, Roy ha ispirato e creato un nuovo paradigma di lotta alla povertà, fondando, alla fine degli anni Settanta, a Tilonia, tra le colline del Rahsamand, in India, il Barefoot College, “collegio dei piedi nudi”. Esclusivamente costruito da e destinato ai più poveri tra i poveri abitanti delle campagne (prima soltanto indiane, poi col passare degli anni anche africane e asiatiche), il campus forma dentisti, ostetriche, meccanici, artigiani, carpentieri, operatori radio, architetti e contabili, in particolare donne, possibilmente di una certa età, meno propense dei giovani e degli uomini a lasciare il villaggio d’origine e più inclini a condividere il proprio sapere con la comunità al loro rientro. Per sei mesi venti ”nonne” provenienti da altrettanti paesi, studiano, tramite un ormai consolidato codice di colori (molte di loro non sanno leggere o scrivere), per diventare ingegneri solari. L’esperienza, a sentirla anche solo raccontare, è di quelle che tolgono il fiato. Più forti, determinate e soprattutto più consapevoli delle proprie capacità, le ”solar mamas” ripartono da Tilonia del tutto trasformate: non solo saranno in grado di installare e riparare semplici impianti fotovoltaici in grado di portare luce nelle abitazioni, cliniche e scuole dei loro villaggi, ma, avendo appreso ad insegnare quanto è stato loro trasmesso, veglieranno a che quel sapere non vada perduto o disperso. Altrove.

Pubblicato su “La Stampa”, 20 marzo 2014.

Scrivi un commento

Commento