in Vivere altrove

B e l’America delle 100 lire

Lei non lo sa, ma io, in segreto, la considero una specie di modello. Qualcuno cui ispirarsi, discretamente. B è partita da Torino e dall’Italia prima di me, ed è andata ben più lontano di me. È diventata mamma all’estero prima di me e si è confrontata con la ricerca di un lavoro (e con quella di un permesso di lavoro), prima di me.

In qualche modo, mi ha aperto la strada, affrontando, con qualche anno di anticipo, un sacco di cose che avrei vissuto anch’io. Nel farlo, B mi ha insegnato soprattutto come ci si abbandona alle novità, come ci si lancia nel vuoto con un pizzico di circospezione, una buona dose di ottimismo e un’insaziabile curiosità.

Ho chiesto a B di provare a raccontarmi il suo vivere altrove, nell’America delle 100 lire. Perché io proprio non ne sarei capace. La prima risposta è stata: d’accordo, ma da dove comincio? Da dove vuoi, le ho risposto. Io ho duemila battute da riempire ogni due settimane. Fa’ con comodo. Mi ha scritto oggi. Pensieri sparsi, i primi di una serie, spero, che metterli in ordine, i pensieri di un emigrato, è impresa di una vita.

Dice che altrove, sorprendentemente, ci si scopre più socievoli. Che a uscire dal proprio ambiente, si osa di più. S’impara “a parlare con tutti”, “ad andare alle feste dove non si conosce nessuno”. Ci si apre e si curiosa nelle storie altrui, senza applicare filtri. Quelli che circoscrivono le tue amicizie ad una scuola, un quartiere, una zona, un interesse, una tribù.

Dice che l’essere a metà del guado, né da una parte né dall’altra della frontiera, ti accende. Che mettersi a nudo e ripartire da zero ti regala, insieme ad un senso perenne di inadeguatezza, uno sguardo più tollerante e indulgente verso il prossimo. Che in alcuni casi essere un “outsider” è un privilegio, non un handicap. Che l’accento che ti porti dietro non genera diffidenza o disprezzo, ma ammirazione. Che l’Italiano in America gode di una rendita di posizione straordinaria: l’amore che il mondo prova per il nostro Paese. E che questo amore, in Italia, raramente lo riconosciamo.

Pubblicato su “La Stampa”, 3 Aprile 2015.

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