in Vivere altrove

C’è sempre alla fine, qualcuno, qualcosa, un posto, che vince

Dice il saggio: “Gli umani fanno progetti e gli dei sorridono”. Una frase benaugurale per introdurre, su una pagina di Facebook, storie che arrivano dai quattro angoli del mondo, scritte da donne emigrate all’estero. Storie che parlano di tutto e di niente. Stralunate, malinconiche, risentite, oniriche, cupe. Storie di grandi destini o minuscole coincidenze. Storie buttate lì un po’ a casaccio di vite capitate, quasi sempre, per caso.

Si legge delle vecchie case dei pescatori di Oulu, in Finlandia, dove il primo di giugno corrisponde al grande esodo di agosto in Italia o delle scuole in Kuwait, iper-competitive ed efficienti, dove tutti studiano come dannati per diventare chirurghi, anche quelli che sognano di fare i giornalisti o gli scultori. Si legge di distanze e genitori che invecchiano lontani e di svolte così radicali che sembrano appartenere ad un’altra epoca, senza shampoo e senza orologi. (…)

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