in Vivere altrove

Ciascuno ha reagito a modo suo

Ciascuno ha reagito a modo suo. Chi ha espresso solidarietà con fiori, candele o tricolori, chi ha pianto, in silenzio, sgomento e annichilito. Chi ha battuto i pugni sul tavolo e tirato calci ai muri, vinto da una rabbia cieca ed impotente. Chi ha inseguito disperatamente le informazioni, i fatti, le poche certezze, nel tentativo di decifrare quanto accaduto, di ancorarsi a una realtà fuori controllo. Chi ha sfilato, cantato, suonato, disegnato vignette, pregato. Chi ha operato ininterrottamente per 13 ore. Allons enfants! Chi è corso in piazza, e si è messo lì, malgrado il coprifuoco, ad aspettare che i passanti lo abbracciassero, perché in quel momento, solo gli abbracci potevano servire a qualcosa. Chi si è dissociato, chi ha analizzato, spiegato, giudicato, sentenziato. Chi si è seduto in terrazza, a bere una birra, per rivendicare la vita contro la morte. Chi si è chiuso in casa, atterrito dalla paura e dal sospetto. Chi si è messo alla finestra e per giorni interi ha scrutato il marciapiede di sotto. (…)

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