in Vivere altrove

Tra il cuore di chi canta e l’anima di chi ascolta

Nella casa in cui sono cresciuta non mancava mai un sottofondo musicale. Che si trattasse del pianoforte o della chitarra di mio padre, del flauto di mio fratello, o del violino o pianoforte dei miei vicini di casa, diventati poi negli anni musicisti professionisti, non ho quasi ricordo di giornate trascorse interamente in silenzio. Senza la compagnia sonora delle note di qualcuno che provava, studiava, ripeteva, improvvisava. Le serate di studio, al liceo, erano regolarmente scandite da scale, arpeggi, ripetizioni che s’inoltravano nella notte, illuminandola e rendendola meno solitaria e spaventosa. “Se ce la fa Simone, a studiare fino a tardi quel pezzo complicatissimo, ce la posso fare anch’io”, mi dicevo, tirandomi su le maniche e sfogliando il dizionario di greco a tempo con il suo archetto… (…)

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