in Vivere altrove

Mai e poi mai avrei pensato di poter cambiare

Lavoravo in una casa editrice. Correggevo e “riscontravo” bozze, rivedevo traduzioni, impaginavo testi in Xpress. Al primo piano di un edificio giallo senape, sedevo alla scrivania di uno degli ultimi Maestri e respiravo felice l’odore della carta. Mi aggiravo per la città in bicicletta, di giorno come di notte. Conquistavo il mondo saltellandoci intorno con aria di sfida e il groppo in gola. Tutto aveva il sapore incredulo del sogno che si avvera. Predefinito, atteso, conquistato, rassicurante.

Mai e poi mai avrei pensato di poter cambiare. Mestiere, città, lingua, pelle, orizzonte.

Gli altri, sì. Che vadano pure, dicevo. Che attraversino gli oceani, solchino le Alpi, guadino i fiumi. Io no. Non ci pensavo per niente. Stavo benissimo dov’ero. Nella mia città, con il mio fiume, la mia bicicletta, il mio lavoro al primo piano del palazzo giallo. L’odore della carta intorno.

Eppure, un giorno è accaduto (…)

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