in Vivere altrove

Cinque persone, due generazioni, quattro nazioni, due continenti

Un tavolo di legno, un hamburger alla toma fumante, delle patatine cacio e pepe unte al punto giusto. Al tavolo cinque persone, due generazioni, quattro nazioni, due continenti. Si chiacchiera d’Italia, di famiglia, nelle sue molteplici declinazioni, di distanza solida e digitale. Si parla di nuovi inizi e antiche rinunce, di illusioni e disillusioni, di aspettative e realtà, di nobili e ideali vocazioni, e lavatrici notturne e fatiche linguistiche, di affitti, contratti, trasporti in comune, di vecchie abitudini e nuove consuetudini.

Di identità, che in fin dei conti altro non sono che una valigia che si disfa e si ridisfa di continuo, malgrado qualcuno si ostini a farne una bandiera dai colori sempre uguali. All’inizio tutto è pulito, stirato e ben in ordine, poi, a poco a poco, le cose si stropicciano, si bucano, si perdono per strada. Alcuni capi restano in un angolo a muffire, altri vengono sostituiti per il troppo uso, altri ancora entrano per la prima volta a far parte del nostro guardaroba, che intanto, senza posa, si sforma e si deforma al ritmo delle stagioni, dei desideri e delle necessità.

Nicola, Anna e Paola sono partiti dal Veneto per continuare gli studi, per lavorare, per seguire le pieghe del cuore, non necessariamente in quest’ordine. Sono finiti Altrove e adesso ci interrogano, sguardo serio e orecchie tese, quasi fossimo dei veterani. Non pretendono insegnamenti o lezioni, per fortuna. Del resto, mi accorgo, le nostre piccole verità, non sono soltanto piccole. Sono anche, letteralmente, nostre e, per questo, legate in modo inestricabile a noi, agli incontri, agli scontri, alle ferite, alle scelte. Sì, la geografia degli affetti cambia. Sì, la comprensione del Paese che ti accoglie si fa più precisa e quella del Paese che hai lasciato più sfocata. Sì, l’affanno si placa un po’ e si trova ad un certo punto persino un certo equilibrio. Ma questi cambiamenti sono, credo, dovuti più alla vita in sé, che all’Altrove e quando un’avventura comincia, non hai certo voglia di anticipare troppo il finale.

Pubblicato su “La Stampa” il 26/1/2018

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