in Vivere altrove

Un Altrove di carta

Chissà se vale un Altrove di carta? Perché di questo vorrei scrivere oggi. Che di immagini di monti, colline e città, monumenti, ghiacciai, grotte, mete ambite, sognate e conquistate abbiamo un po’ tutti fatto il pieno in queste ultime settimane. E si ha quasi l’impressione che il mondo sia piccolo come lo schermo di un telefono, immutabile e a portata di tutti. E invece no. Per niente. La terra brucia e le foto non basteranno a salvarla.

L’Altrove, quest’estate, l’ho cercato anch’io tra i ciottoli delle spiagge, i sentieri di montagna, l’acqua delle cascate e la quiete dei musei, ma mi sa che quello con la A maiuscola, che dà senso a tutto il resto, l’ho trovato, piuttosto, tra le pagine di un libro, nascosto tra una virgola e un punto.

L’Altrove di Hiro Arikawa l’ho intravisto nelle sublimi “Cronache di un gatto viaggiatore”. Era fatto di paesaggi che scorrono lenti dal finestrino, sguardi contemplativi, malattie, perdite, legami e conversazioni gentili, tra un uomo e una donna, ma soprattutto tra un uomo e un gatto. Ovviamente.

L’Altrove di Mary Ann Shaffer l’ho scoperto nel prezioso “La società letteraria di Guernsey” (il titolo originale è molto più intrigante) che ha il color seppia delle lettere scritte a mano, e l’arguzia indomabile di chi sa ridere, e tanto, anche in tempi di guerra. Bisognerebbe imparare.

L’Altrove di Slavenka Drakulic in “Balcan Express” è il racconto di un passato prossimo – l’implosione della Jugoslavia – che sta tornando presente in Europa. Mette brividi di cui è difficile liberarsi e insegna a temere le repliche della Storia.

L’Altrove di Michelle Obama in “Becoming” è il lascito prezioso di una visione, individuale e universale al tempo stesso, imperfetta ed incompleta, forse, ma coraggiosa, vitale e ottimista. Non è davvero poco.

L’Altrove di Fred Vargas in “L’uomo a rovescio” e “I tre evangelisti” è stato la scoperta travolgente di un’umanità semplice, stramba, cattiva a volte, ma piena di grazia. Così riconoscibile che potrebbe essere casa nostra. Anzi, lo è.

Pubblicato su “La Stampa” il 20/9/2019

Dalla percezione distorta alla dittatura della percezione

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