in Vivere altrove

Prima media di coraggio e viaggi intergalattici

Un paio di settimane fa, la scuola di Giulia ha organizzato una “giornata porte aperte”. L’anno scorso avevamo trascorso un’intera mattinata tra aule, mense, sale di informatica, musica, arte e scienze, alla scoperta, un po’ affannosa, di quella che sarebbe presto diventata una nuova quotidianità. Dopo aver vagato senza meta all’interno di uno stabilimento pubblico che accoglie insieme medie e liceo, ci eravamo ritrovate, per caso, in un auditorium scricchiolante dove una schiera di ragazzini di “sixième” (prima media) raccontava, con ostentata disinvoltura, come l’anno appena trascorso fosse stato sì nuovo nei ritmi e nei metodi, e certo, parecchio caotico, ma, tutto sommato, gestibile e a tratti persino divertente.

Alle porte aperte di quest’anno, Giulia ha raccolto il testimone e si è offerta volontaria per rassicurare inquietudini, placare animi ed esibire spigliatezza di fronte ai futuri primini. Il momento di gloria è stato però di breve durata, perché dopo poco sul palco sono saliti una decina di ex-liceali, richiamati dai professori per aprire un’improbabile breccia spazio-temporale e mostrare in anteprima uno dei possibili futuri anteriori, scolasticamente parlando.

Il viaggio intergalattico, ancorché prematuro, è stato emozionante. Non solo perché questi studenti rappresentavano un allegro melting-pot di lingue e nazionalità – c’erano polacchi, egiziani, francesi, inglesi, americani – ma soprattutto per la naturalezza e la forza con cui i loro racconti di formazione dimostravano che il pluralismo culturale non è una chimera. Per Cameron il matematico, Alisé la filosofa o Sophie l’astrofisica, essere cresciuti dentro due, a volte tre culture, è stato non un conflitto lacerante ed oppressivo, ma un esaltante privilegio che ha permesso di ampliare visioni e completare competenze e mai ha creato risentimento, rinuncia, censura, negazione, impoverimento. A riprova che l’identità, oggi, si costituisce per accumulo e sintesi, e non per sottrazione.

Pubblicato su La Stampa il 19/4/2019

Dalla percezione distorta alla dittatura della percezione

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