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L’altra Davos

public_eye_awards_2006.jpgIl World Economic Forum 2007, celeberrimo meeting annuale dei leader della terra e delle 1000 multinazionali più potenti al mondo, è ormai alle porte. I lavori inizieranno il 24 gennaio a Davos, ridente località montana dei Grigioni, in Svizzera, e si protrarranno fino al 28. Un sistema di sicurezza da 8 milioni di franchi svizzeri e un esercito di oltre 5000 soldati blinderanno la kermesse alla stregua di un «incontro privato», cui si prevede parteciperanno oltre 2200 tra Capi di Stato, rappresentanti dei diversi governi, uomini d’affari ed esponenti del mondo della ricerca, della cultura e dello sport.

Se molti sembrano convinti che il Forum di Davos avrà effetti decisivi sulla ripresa dei negoziati commerciali del Doha Round, interrotti a luglio dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, merita attenzione anche il fermento del mondo delle associazioni e dei movimenti anti-global, che sarà ufficialmente presente a Davos con circa 80 Ong e che si è già ufficiosamente attivato per manifestare contro l’evento-simbolo della mondializzazione e delle sue molteplici derive.

Tra le manifestazioni alternative spiccano altresì, per intelligenza provocatrice, «L’Altro Davos», contro-conferenza curata da Attac e da una ventina di organizzazioni e sindacati a Zurigo, (e consacrata quest’anno al tema della precarietà) e i simbolici «Public Eye Awards» dedicati alle aziende che, nel corso dell’anno, si sono distinte per il totale dis-impegno in materia ambientale, sociale e fiscale. Le due organizzazioni che nel 2000 hanno ideato il Premio – la Dichiarazione di Berna per lo Sviluppo Sostenibile (www.evb.ch) e ProNatura (www.Pronatura.ch) – hanno raccolto oltre 40 segnalazioni provenienti da Ong di tutto il mondo. Nella lista delle nominations, resa pubblica nel corso di una conferenza stampa la scorsa settimana, figurano habituées come Coca Cola, Sygenta, Monsanto, Nestlé e Shell e nuovi ingressi, come Google, accusato di aver lanciato in Cina una versione censurata del suo motore di ricerca. Le tre finaliste nella categoria «mondo» sono risultate la multinazionale giapponese dei pneumatici Bridgestone/Firestone Corporation, – presa di mira dall’International Labour Fund per le condizioni di lavoro «inumane» (forzato e minorile) in vigore nelle sue piantagioni di caucciù in Liberia – il gruppo IKEA, – accusato dall’Ong olandese SOMO di mancanza di trasparenza in materia fiscale – e la società Trafigura Beheer, attiva nel settore dell’energia e dei metalli di base, attualmente sotto processo per aver scaricato illegalmente, nell’agosto 2006, 400 tonnellate di rifiuti tossici in Costa d’Avorio, causando la morte di 10 persone e l’avvelenamento di oltre 100mila. Se per la categoria «Svizzera» sono cadute nella rete di «Public Eye» il gigante farmaceutico Novartis (che ha intentato una causa contro il governo indiano per la produzione di generici e non sembra intenzionato a ridurre il prezzo del Glivec, un medicinale utilizzato per la cura dei tumori), la Ruag Holding, alias il più grande fabbricante europeo di munizioni e di bombe a grappolo, e la società mineraria Xstrata, è una novità di questa edizione la selezione di un «premio positivo» (sempre su scala mondiale), conteso per il momento tra la svizzera Coop, l’inglese Marks& Spencer e l’olandese Eosta. I «Public Eye Awards» saranno consegnati il 24 gennaio di fronte al Centro di Congressi di Davos da Gerd Leipold, direttore di Greenpeace International e Jörg Sambeth, ex responsabile degli stabilimenti Icmesa a Seveso, in Italia, nel 1976.

Pubblicato su «Vita», 26 gennaio 2007

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