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Tutto il mondo ne parla…Delle prostitute di Neuchâtel

toulouse-prostitute.jpgUn tempo erano le tabaccherie. Adesso sono i night club, i bar à champagne e soprattutto i saloni di massaggio. A Neuchâtel il mercato del sesso non ha mai popolato le strade, i vicoli o i parchi cittadini. Del resto in Svizzera, anche in quella italiana, fare la «lavoratrice del sesso» è un’attività assolutamente legale, il cui esercizio è garantito nel pieno rispetto della libertà economica. L’inquadramento legislativo varia però da cantone a cantone, quando non da comune a comune. Il cantone di Neuchâtel ha deciso recentemente per «ordine, decoro, controllo e protezione», un compromesso tra abolizionismo e regolamentazione, tra assistenza e repressione.

Questo, più o meno, il senso della nuova legge sulla prostituzione e la pornografia votata qualche mese fa. Ginevra ne ha una simile dal 1994 e Neuchâtel, che deteneva il non proprio ambito record confederale per tasso di prostituzione, ha deciso, dopo infinite discussioni, di prendere esempio dal cosiddetto «modello svizzero di gestione pubblica della prostituzione». D’ora in avanti le prostitute dovranno presentarsi alle autorità cantonali, ottenere un regolare permesso di lavoro, denunciare guadagni e pagare debitamente tasse ed assicurazione. Come un qualunque architetto libero professionista. Se lavorano in casa, sarà sufficiente una lettera all’amministratore di condominio. La regolarizzazione dà diritto a visite mediche e alla protezione della polizia.

Risultato: in pochi mesi un terzo dei saloni di massaggio della città, vale a dire 17 su 60, ha chiuso i battenti. In base alle nuove disposizioni, infatti, anche i proprietari dei locali sono tenuti a registrarsi alle autorità, ma spesso preferiscono fare armi e bagagli. Il provvedimento, va detto, fa discutere e molto. Per il suo pragmatismo, soprattutto. Per la difficoltà di valutarne l’efficacia. Per lo strisciante antifemminismo che lo ispira. Secondo la buonconstume, rendere tutto il sistema più trasparente è un’assicurazione contro abusi, violenze, sfruttamento, e un buon punto di partenza per combattere la tratta delle persone e le nuove forme di schiavitù. Delle circa 14.000 prostitute che, secondo le stime, lavorerebbero in Svizzera, la metà sarebbe ancora illegale. Le attiviste di Aspasie, associazione di sostegno alle «lavoratrici del sesso» fedele alla teoria della riduzione del danno, difendono il pacchetto di diritti fondamentali che la legge riconosce: uno statuto, la possibilità di avere una famiglia senza che il proprio compagno sia accusato di sfruttamento, la gestione, nei locali, dell’orario di lavoro. Resta il problema dei cabaret. Le artiste che ci lavorano, nella quasi totalità straniere, possono ottenere facilmente un permesso di lavoro mensile, detto C. Che si tratti di sfruttamento della prostituzione è cosa nota a tutti. E, per ora, non c’è legge federale che tenga.

Pubblicato su «Diario», 30 marzo 2007

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