in Vivere altrove

Vivere altrove… Pregnant without Borders

viverealtrove_20060119.jpgGiuro, pensavo ne sapessimo di più sulla specie umana.
Mi immaginavo che, nascendo bambini da milioni e milioni di anni, i meccanismi della procreazione fossero oramai un libro aperto, pieno di note a fondo pagina, e il pianeta, per una volta unito in un abbraccio fraterno, si fosse messo d’accordo da un pezzo e avesse stabilito, senza ragionevoli dubbi, che dal giorno del concepimento al momento del parto passano, grossomodo, nove mesi. È chiaro che la mia era una convinzione puramente teorica. Perché, passata di recente alla pratica, scopro che no, nessuno ha mai fatto lo sforzo di accordarsi. Scopro inoltre, pivella, che calcolare una gravidanza in mesi è decisamente out, e che adesso occorre vedersela con le settimane. «Quante?» Chiedo alla dottoressa, come una scolaretta che domanda alla maestra come è possibile che gli aerei volino. «Dipende», mi fa lei comprensiva. «Noi Svizzeri calcoliamo 40 settimane, come in Italia. Ma i Francesi ne contano 41, a partire dalla stessa data».

I numeri, lo ammetto, non sono mai stati il mio forte. Sento le rotelle del cervello girare a vuoto. Ma-è-mai-possibile? Francia e Svizzera sono paesi confinanti, mica stiamo parlando della Corea, degli Inuit o di qualche tribù pellerossa! E io che vivo sul confine che faccio? Come mi regolo? Per il momento mi visita un dottore svizzero, e consulto regolarmente, nell’ordine, un libro francese e un’amica torinese che è sincronizzata con me. Il risultato di questo melting-pot è che, all’inizio del quarto mese di gravidanza, ancora non ci abbiamo capito un’acca. Apartire dal fatto che un mese di gestazione non è composto da quattro settimane. Il che, per me, è stato come scoprire che due più due, se sei incinta, smette di fare quattro come mi avevano insegnato le Rosine di via San Massimo. E non è mica tutto.

Toxoplasmosi e amuchina quaggiù non sanno neanchecosa sono, e in compenso vivono ossessionati dai formaggi e dal latte pastorizzato. Per buona pace di tutte le donne in attesa che i medici mettono a dieta, va infine detto (anzi gridato) che in America se anche prendi venti chili nessuno si sogna di dirti niente.

Pubblicato su «La Stampa», venerdì 6 luglio 2007

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Commento

  1. Benvenuta nel club! Ho partorito l’anno scorso a Ginevra, e ti posso anticipare che queste piccole differenze non sono niente rispetto a quelle che scoprirai man mano a proposito delle modalita’ di parto, della puericoltura, per non parlare di quelle diversissime sullo svezzamento! E, giusto per consolarti, ti informo che secondo i giapponesi la gravidanza dura 10 mesi (lunari, di 28 giorni).

  2. Benvenuta!
    dammi qualche dettaglio in piu’… no tenermi sulle spine. Modalità di paaaarto? Puericultura? Svezzamento?!?
    Racconta un po’

  3. Beh, ti accenno solo qualcosa perche’ ci vorrebbe un volume intero…

    Parto: a Ginevra l’80% partorisce con l’epidurale, in Italia pochissimi, in compenso ci sono molti piu’ cesarei, ma anche parti in acqua (qui e’ difficile che sia disponibile la vasca). Amiche inglesi dicono che li’ e’ molto diffusa l’anestesia tramite mascherina che in Italia non ho mai sentito e qui fanno fatica ad ottenere. E in Olanda la prassi piu’ comune e’ partorire a casa, solo con l’ostetrica.

    Puericoltura: in Italia si raccomanda di non fare il bagnetto al bimbo prima che gli cada il cordone e poi di farglielo tutti i giorni. Qui si fa da subito ma poi possibilmente non tutti i giorni perche’ il bimbo ha la pelle troppo delicata. A Ginevra il culetto si pulisce con l’acqua, in Italia con i detergenti, in inghilterra con l’alcool (?). In Italia si usano lezuola e coperte, qui la gigoteuse (sacco letto).

    Svezzamento: l’Italia ha il primato, con la ricetta magica del pappone (brodo vegetale + omogeneizzato + parmigiano + crema di riso + olio d’oliva) che non ha eguali al mondo. Addirittura gli omogeneizzati (o i liofilizzati) e la crema di riso qui non le vendono! Infatti le mamme italiane all’estero vanno in crisi, chiedendosi come possono essere cresciuti tutti questi miliardi di bambini. Qui si suggerisce di dare molta meno carne che in Italia e le prime pappe sono verdure al vapore passate. In compenso si esigono 500 ml di latte al giorno, contro circa la meta’ in Italia. In Francia nella pappa consigliano di mettere l’olio di semi o di colza o anche il burro. Si comincia con le verdure, non con la frutta.

    Potrei andare ancora avanti un bel po’…

  4. Stupendo, Ariacielo!
    Sei un’enciclopedia comparata vivente e sei riuscita a terrorizzarmi. Adesso che si fa? Che sistema si segue? Immagino si navighi alla cieca approfittando di ogni gita italiana per far scorta, oltre che di parmigiano, di crema di riso e omgeneizzati (anche il brodo vegetale qui faccio un po’ fatica a trovarlo…).
    Io leggerei i tuoi apunti per ore, dunque, quando hai tempo e voglia, lo spazio non manca!