in Vivere altrove

Accogliere nel tuo altrove qualcuno che arriva da lontano

C’è la partenza. Con le valigie, le scatole, i documenti, le fotografie. I pensieri sulla vita che si lascia e su quella che non si indovina ancora, la curiosità per le tante strade possibili, le storie, le lingue, i profumi, i volti. Il timore, sottile e assordante, che si nutre di insicurezza, nostalgia, diffidenza, distanza e, a volte, pare incolmabile.

C’è la scoperta, dell’altro, dell’altrove, dell’altrimenti. Può arrivare tutta, subito, o gradualmente, giorno dopo giorno. Prima disorienta, destabilizza, azzittisce, poi ti elettrizza, arricchisce, nutre di nuove prospettive, aiuta ad allargare il campo, a spostare il fuoco dell’obiettivo. La tela del quadro non è più bianca. E la nuova vita la colora con tinte mai viste prima. C’è la quiete che viene dalla consapevolezza di aver conquistato un territorio, di aver costruito un ponte. Uno spazio fisico, una rete sociale, un luogo di cui possiedi le coordinate. Ora conosci ciò che prima ti era estraneo, ora capisci chi prima ti era straniero. Ora sai a che ora precisa il sole filtra dalla finestra della tua camera, quali strade occorre evitare nelle ore di punta, dove si mangiano degli ottimi spaghetti alle vongole, dove conviene comprare il pane e dove no, quante curve ti separano dal lago.

C’è l’imprevisto (la vita ne è piena) e il rischio di una nuova partenza e di nuovo valigie, scatole, documenti, fotografie e i pensieri che si affollano e il timore della distanza,ma anche la certezza che, cambiando ancora, i colori sulla tela, chissà cosa potranno diventare. Sei pronta.

Resti. E un giorno c’è la sorpresa di accogliere, nel tuo altrove, qualcuno che arriva da lontano, per caso, proprio lì dove la vita ti ha portato a vivere. E di fronte alle valigie, alle scatole, ai documenti, alle fotografie, ai pensieri, ti ritrovi a dargli il benvenuto, ancora incredula. Gli regali una cartina e ti ascolti mentre suggerisci locali, percorsi, racconti, abitudini.

Tuo cugino è venuto a lavorare a Ginevra. E tu l’hai accolto come fossi la padrona di casa. Hai deciso che è una piccola vittoria.

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Commento

  1. Come al solito, anche questa volta, sei riuscita a dare una forma (una bellissima forma) ai miei pensieri.
    Ti seguo da tempo, ma in silenzio. Questa volta non riesco a rimanere nell’ombra, perché quello che leggo su questa pagina, ora che sono ad un passo dall’andare all’estero per un dottorato di ricerca, mi tocca così tanto da sentire vitale e primario l’atto della condivisione. Grazie Irene.

  2. Ciao Lucia,

    grazie mille. Sono molto contenta quando riesco ad intercettare un sentire comune. Nella valigia del tuo imminente viaggio all’estero metti il libro che ha ispirato tutti i miei pensieri, ‘Vivere altrove’ di Marisa Fenoglio. Scoprirai che questi pensieri non sono solo orizzontali e comuni a molti di coloro che vivono all’estero, ma verticali nel tempo. Cari saluti i.